“Dopo oltre un anno e mezzo di battaglie, e malgrado il clamoroso voltafaccia del Governo dei giorni scorsi, finalmente la vicenda dei tributi sospesi in seguito al terremoto del 1990 sembra avviata ad una positiva conclusione”.
Così l’on Nicola Bono ha espresso la sua soddisfazione per l’assenso dato dal Governo all’Ordine del Giorno presentato in aula dallo stesso deputato di AN, nel quale si chiedeva di recuperare e inserire integralmente nel decreto legge in corso di elaborazione, relativo ai provvedimenti urgenti di fine anno, il testo dell’emendamento elaborato dalla Commissione Bilancio della Camera con cui si stabiliva la proroga, dal 31 dicembre 2007 al 31 marzo 2008, del termine per la definizione dei tributi sospesi in seguito al terremoto del 1990, per gli esercizi 1990, 1991 e 1992 nelle province di Siracusa, Ragusa e Catania e, soprattutto, veniva ridotta la percentuale dell’imposta originaria da versare dal 30 al 10%, così come richiesto a gran voce dai contribuenti interessati, da quasi un anno, anche attraverso le azioni poste in essere dal “Comitato per l’equo condono”.
“Dopo l’incredibile mancato inserimento, nel testo della finanziaria, dell’emendamento concordato in Commissione Bilancio – ha aggiunto l’on. Bono – pur protestando, non ho cessato di insistere per sensibilizzare il Governo sul fatto che la riduzione dal 30 al 10% è un provvedimento virtuoso, non solo perché è finalizzato alla rimozione di una grave ingiustizia perpetrata contro decine di migliaia di contribuenti delle province di Siracusa, Ragusa e Catania, costretti a definire i tributi sospesi con un costo triplo rispetto ai contribuenti che si erano avvalsi della norma del 2002; ma anche perché l’erario, mantenendo il 30%, non riuscirà a ottenere un centesimo in più. Infatti, grazie alla sentenza della Corte di Cassazione del 27 giugno 2007 n. 20641, che ha sancito il diritto al rimborso della somma pagata in più rispetto al 10% dell’imposta originariamente dovuta, è evidente che i contribuenti pagherebbero il 30% e, contemporaneamente, presenterebbero istanza di rimborso per recuperare il 20% pagato in eccesso. L’unica cosa che aumenterebbe esponenzialmente, quindi, è il contenzioso tributario. Ecco perché l’impegno solenne del Governo di collocare la questione nel decreto legge di fine anno, a riparazione del mancato inserimento della norma nella legge finanziaria, costituisce per i circa 100 mila contribuenti ancora inadempienti, l’unica corretta soluzione all’annosa questione per cui questi, pagando il 10% dell’imposta originaria, potranno chiudere tutte le pendenze relative agli anni 1990, ’91 e ‘92 senza necessità di presentare istanze di rimborso e accendere contenziosi tributari costosi e fastidiosi”.