L’on. Nicola Bono (AN), nella dichiarazione di voto sul provvedimento per la delega al Governo della revisione della disciplina relativa alla titolarità e al mercato dei diritti televisivi delle società sportive ha dichiarato:
“E’ con grande rammarico che AN si vede costretta a ribadire il suo voto contrario ad un provvedimento che era stato proposto inizialmente proprio dalla nostra parte politica, sin dalla passata legislatura. La motivazione della contrarietà è legata al giudizio negativo su un testo che, rispetto alla proposta iniziale così come voluta e concepita dalla destra, si presenta stravolto nei contenuti e, quindi, insufficiente per il raggiungimento degli obiettivi”.
“AN – ha proseguito Bono – aveva individuato due grandi temi per garantire l’impermeabilità al rischio del ripetersi di fenomeni illeciti nel mondo del calcio e, in particolare, da un lato la cessione centralizzata dei diritti televisivi e dall’altro l’abolizione del fine di lucro da parte delle società sportive, con la conseguente cancellazione delle stesse dalle quotazioni di borsa. Due questioni, queste, introdotte nell’ordinamento italiano durante il Governo di centrosinistra dai Ministri Veltroni e Melandri e che sono stati alla base della progressiva deriva dei principi di correttezza e trasparenza del sistema calcistico italiano”. Non solo, quindi, la maggioranza ha respinto gli emendamenti di AN per l’abolizione del fine di lucro, ma è stata approvata una norma che assicura diritti di monopolio, in particolare sulla piattaforma satellitare, distorcendo nei fatti la corretta applicazione del principio introdotto con la commercializzazione centralizzata dei diritti televisivi”. “Se si considera poi – ha concluso il deputato di AN – che la blindatura da parte della maggioranza ha determinato la definizione di un provvedimento volutamente lasciato indefinito sotto l’aspetto della corretta ripartizione degli introiti derivanti dalla cessione dei diritti tra le varie società, e, soprattutto, non è stata fissata neanche una data certa per la sua decorrenza, si ha chiaro come il giudizio negativo di AN esprima la delusione per la mancata occasione di definire una norma capace di dare risposte all’esigenza di assicurare legalità e trasparenza al calcio italiano”.