L'on. Nicola Bono, componente di AN della commissione antimafia, intervenendo nel corso dell'audizione del procuratore della DIA Grasso, ha rivolto una serie articolata di domande su alcuni dei principali nodi da sciogliere, per una più efficace azione di contrasto nei confronti della criminalità organizzata e mafiosa. In particolare, Bono ha chiesto il motivo per cui oltre tremila beni sequestrati alla mafia non sono ancora passati, dopo molti anni, al patrimonio dello stato, e quali iniziative occorrerebbe assumere per ovviare a tale incresciosa situazione. Bono ha quindi denunciato il calo delle denunce antiracket e si è chiesto se questo non sia la spia della crescente sfiducia nelle istituzioni da parte dei cittadini, molti dei quali assistono impotenti alla lentezza con cui lo stato opera, sia dal punto di vista giudiziario e, soprattutto, dal punto di vista del risarcimento del danno. L'on. Bono, a tal proposito, ha voluto ricordare che dal 2004 non vengono gestite in maniera soddisfacente le pratiche di risarcimento danni provenienti dalla Sicilia, e ha chiesto una sessione dell'antimafia specificatamente su questo punto. L'on. Bono ha quindi chiesto al Procuratore Grasso quali suggerimenti ritiene di potere formulare al fine di rendere più veloci le procedure e rasserenare l'opinione pubblica sotto l'aspetto di una maggiore efficienza dell'amministrazione statale. Infine il deputato di AN ha domandato quali nuove disposizioni il Dott. Grasso ritiene di proporre, per rendere più efficace l'azione di contrasto delle infiltrazioni mafiose nell'ambito della pubblica amministrazione e, in particolare, negli enti locali dove, soprattutto le società miste, rappresentano le strutture più permeabili ai condizionamenti criminali. In tal senso Bono ha chiesto anche il parere del procuratore in ordine al decreto Bersani sulle liberalizzazioni, che non tratta il delicato tema delle società che fanno capo agli enti locali, che operano in regime monopolistico in settori delicatissimi quali l'energia, l'acqua e i servizi e che stanno sempre più diventando lo strumento di maggiore collusione tra potere politico e criminalità organizzata.