La responsabilità nei ritardi dei pagamenti degli stipendi del personale della Provincia Regionale e di "Siracusa Risorse" è della Regione Siciliana oltre che della insensibiolità della Banca Tesoriera.
In merito alla vicenda dei ritardi nei pagamenti degli stipendi del personale della Provincia regionale e della società in house “Siracusa Risorse” è intervenuto l'On. Nicola Bono, già presidente della Provincia, che ha dichiarato:” Su questa vicenda si segnalano ogni giorno di più tentativi di controinformazione, che hanno obbiettivi ben diversi da quelli di risolvere il problema dei lavoratori di ottenere come è giusto che sia gli stipendi entro il 27 di ogni mese. Per evitare ulteriore confusione, e dare a tutti i soggetti che le hanno maturate le proprie responsabilità, ritengo doveroso intervenire. Tutto è nato con lo sforzo, nel dicembre 2010, di procedere alla stabilizzazione del personale articolista della provincia da parte della mia amministrazione, unica in Sicilia, insieme a quella della provincia di Palermo, ad avere portato a termine tale processo.
Incredibilmente la risposta della Regione Siciliana, che ne era obbligata per legge, fu di negare dal 1 gennaio 2011 qualsiasi pagamento della quota a suo carico degli stipendi. Si tratta di un importo di oltre sei milioni di euro l'anno che è venuto a mancare e che, da quel momento, è stato anticipato dalle casse della Provincia, mese dopo mese, per assicurare la piena paga ai dipendenti, ma la cui erogazione ha naturalmente determinato un progressivo esaurimento dei saldi di tesoreria che, fino ad allora la Provincia aveva virtuosamente mantenuto sempre su una media annua di oltre venti milioni di euro. A tutt'oggi la Regione ha maturato un debito di oltre 16 milioni di euro, che continua a non onorare ed è per questo che la Provincia ha chiesto e ottenuto decreti ingiuntivi di pari importo, per ottenere con sentenza dell'autorità giudiziaria, ciò che per via politica e amministrativa non è stato possibile avere. Leggere sulla stampa ,però, le dichiarazioni di auto complimentazione per avere ottenuto 588.000 euro dalla regione appare quanto meno fuorviante, penalizzante e non risolutivo della complessa problematica.
Infatti a fronte della somma di 4.288.658 euro erroneamente erogata nel 2005 dalla Regione e furbescamente incassata dall'allora Amministrazione provinciale, che più volte la Provincia ha riconosciuto dovuta e invitato la regione a decurtare dal monte debito, la regione ha risposto con una richiesta mai documentata di un debito di 5.360.822 euro. La differenza di oltre un milione di euro tra i due importi, sottolineo mai giustificata, ha impedito che si chiudesse la vicenda. Ma cosa ha impedito alla regione a tutt'oggi di pagare le somme residue del 2012 e del 2013? e perché qualche anima bella pensa di accettare il diktat di riconoscere un debito non dovuto per prendere 588.000 euro, che non coprono neanche la metà dei fondi necessari a pagare gli stipendi ed i contributi di un mese del personale provinciale e di “Siracusa Risorse”? E soprattutto il promesso decreto sarà esigibile o dietro l'affermazione di “adoperarsi per ottenere la deroga al patto di stabilità”, si nasconde la trappola dell'ennesimo inadempimento? In questa vicenda sembra aleggiare costantemente il sospetto che a muovere le fila delle azioni della gran parte dei soggetti interessati sia più il tentativo di occultare le chiare responsabilità della Regione e quindi di tutti coloro che hanno un ruolo di rappresentanza e di governo, che dovrebbe essere esercitato a garanzia dei cittadini, piuttosto che la assunzione di azioni che abbiano una concreta efficacia risolutiva. Tra queste appare incomprensibile l'assenza di qualsiasi riferimento all'insopportabile autismo della banca tesoriera che, malgrado oltre trenta milioni di decreti ingiuntivi emessi in favore dell'Amministrazione Provinciale, rifiuta la concessione di anticipazioni di cassa per fare fronte ai bisogni dell'Ente Provincia e, in ultima analisi, rimane la principale responsabile di un disaggio che in un Paese normale, non condizionato dai “poteri forti”, non sarebbe mai potuto accadere, proprio alla luce della virtuosa gestione finanziaria dell'Ente”