L’On. Nicola Bono, già Sottosegretario di Stato per i Beni e le Attività Culturali e per lungo tempo impegnato nelle attività di ricostruzione del Teatro Petruzzelli, è intervenuto sulle modalità adottate per alcune importanti operazioni di completamento del Teatro. In particolare, l’On. Bono ha dichiarato: “Ho letto, non senza qualche stupore, che in luogo di nuove pitture, sulla Cupola verranno proiettate le immagini degli originari affreschi andati distrutti nel rovinoso incendio del Teatro, ricorrendo ad un “costosissimo” proiettore. In altri termini, immagini virtuali surrogheranno l’opera d’arte dell’artista Raffaele Armenise, mentre nulla si sa circa le modalità attraverso le quali si realizzerà il Sipario, anch’esso elemento di alto valore culturale del Petruzzelli prima dell’incendio. A tal proposito ricordo che, quando fu posto il tema di come procedere per realizzare il Sipario e la Cupola, dopo un lungo dibattito si addivenne alla decisione di avviare un Concorso di Idee Internazionale con il preciso obiettivo di selezionare proposte capaci di realizzare tali interventi con la sensibilità, il gusto e la creatività contemporanea, ancorché contestualizzati nella struttura novecentesca che li avrebbe dovuto accogliere. In altre parole, si era optato per una vera e propria operazione culturale, che probabilmente avrebbe costituito l’unica testimonianza di creatività del nostro tempo di tutta l’opera di ricostruzione. Infatti, chi aveva voluto, a mio avviso giustamente, il Petruzzelli ‘com’era’ e ‘dov’era’, nel rispetto della memoria storica di un’intera collettività, avrebbe potuto, attraverso un’azione innovativa su Sipario e Cupola, lasciare il segno Storico-Culturale del tempo in cui è stata realizzata la ricostruzione. Inoltre, non può negarsi, che un’operazione come quella del concorso di idee, avrebbe proiettato il Petruzzelli, e con esso l’intera Città di Bari, all’attenzione del mondo culturale Internazionale, amplificando conseguentemente gli effetti mediatici e i ritorni di immagine positivi della ricostruzione del prestigioso teatro. La cosa che lascia però perplessi è capire quando, e in quale sede, sarebbe stato deciso di rinunciare a una operazione culturale di tale livello, trasparente e democratica e, piuttosto, optare per una soluzione francamente discutibile, oltre ché mortificante per la valenza e il prestigio del Teatro, come quella di ricorrere ad una semplice proiezione dei vecchi affreschi andati distrutti. Una scelta triste e malinconica, a fronte invece di un’operazione coraggiosa che io esorto a recuperare, essendovi sia le risorse economiche che i tempi per poterla mettere in atto”.