Nicola Bono - Sito Ufficiale

16/03/2014

ON. NICOLA BONO: I DISPENSATORI DI MANCE

Renzi piuttosto che un astro nascente rischia di essere un meteorite di dimensioni talmente esagerate da comportare un impatto sull'economia Italiana di proporzioni apocalittiche

“L'incontro Renzi-Hollande e cioè tra un vuoto emergente e un vuoto conclamato, è un delicat campanello d'allarme per la sua oggettiva pericolosità e cioè il delinearsi di una deriva demagogica e populista “pro Europa”, quale strategia per contrastare l'altrettanto pericolosa deriva demagogica e populista euroscettica.
Una sorta di improvvisato “chiodo schiaccia chiodo” dal garantito esito fallimentare, perché fondato non sulla corretta analisi dei fattori strutturali della crisi, ma solo sul superficiale e insufficiente tentativo di fronteggiarne gli effetti.
Da qui i leader dei due Paesi latini più importanti e prestigiosi d'Europa, unendo le loro debolezze, che come è noto non fanno mai una forza, hanno cominciato a sperimentare ipotesi di alleanze per strappare concessioni all'UE che consentano di limitare gli effetti dalle rispettive crisi occupazionali e di sviluppo, e il via libera ad aumenti della spesa pubblica.
Vecchie strategie, già sperimentate non sempre con successo in passato, ma nella fattispecie del tutto impraticabili, sia per l'eccessiva dimensione dei rispettivi debiti pubblici, sia perché del tutto inutili.
Infatti il cinico obbiettivo di Renzi non è l'adozione di strategie per uscire stabilmente dalla crisi, ma molto più prosaicamente di contenere il crescente disaggio sociale, distribuendo “mance” al maggior numero possibile di beneficiari, meglio se come adesso sotto elezioni europee, con il duplice effetto di contrastare le forze anti europeiste, ed ottenere quella conferma elettorale che lo legittimi come capo del governo mai eletto dal popolo.
Un po' la stessa strategia di D'Alema con le regionali del 2000, che non gli portarono bene.
E tutto questo in luogo delle vere politiche anti crisi e pro sviluppo, costituite da azioni di riduzione della pressione fiscale per rilanciare investimenti e occupazione, interventi per contrastare efficacemente l'ormai cronica incapacità del sistema bancario italiano di fare credito, strategie per fermare l'emorragia di investimenti, invertirne la tendenza e promuovere politiche per il riequilibrio economico del Mezzogiorno e, soprattutto, l'avvio delle liberalizzazioni per sbloccare definitivamente i vincoli alla competitività sistemica.
I 10 miliardi di euro distribuiti “graziosamente” a una parte dei percettori di redditi bassi, nella misura di 70-80 euro al mese, sono come la soppressione dell'IMU di Berlusconiana memoria, e cioè una “mancia” capace al massimo di aumentare i consumi in maniera insignificante, ma inutili a risolvere, come ha sentenziato il Financial Times, la crisi di competitività del Paese.
Renzi in tal modo dimostra non solo di essere un “Berlusconi spruzzato di rosso”, ma piuttosto che il “rottamatore”, l'ultimo “puntello” del sistema.
Un' altro imbonitore, incapace di servire l'interesse pubblico come il Cavaliere, alla ricerca del facile consenso acquistato con l'utilizzo delle risorse pubbliche.
Per questo Renzi, più che un astro nascente nel firmamento della politica Italiana, rischia di essere un meteorite di dimensioni talmente esagerate da comportare un impatto sull'economia nazionale di proporzioni apocalittiche.
La lotta al populismo euro scettico si fa denunciando ed elimiando i limiti e gli errori, le speculazioni e gli illeciti arricchimenti dei “Poteri Forti”, che soprattutto non a caso nei Paesi Europei in crisi, hanno progressivamente asservito la classe politica e condizionato le istituzioni.
Non è l'Euro il nemico, ma il pernicioso patto sociale tra alcuni ceti dominanti, che hanno scaricato il costo dei loro privilegi sui ceti più deboli e meno tutelati.
Occorre che i cittadini prendano coscienza che non solo l'uscita dall'Euro non è la soluzione, ma costituirebbe una aggravante del problema e che l'Italia, insieme agli altri Paesi in difficoltà, può uscire dalla crisi se riuscirà a liberarsi dai condizionamenti della verità sulle vere cause del disastro economico e quindi a individuare le giuste terapie, per una rinascita sociale e civile fondata sulla verità, sulla libertà e sull'effettiva uguaglianza dei cittadini Europei e, quindi inevitabilmente, sulla urgente costituzione degli Stati Uniti d'Europa. “