Nicola Bono - Sito Ufficiale

06/09/2012

INTERVISTA A TUTTO CAMPO AL PRESIDENTE BONO

Dalla ribadita intenzione di non candidarsi alle prospettive future dell'ente provincia. Qui il pdfpdf originale.

È stato eletto alla presidenza della Provincia nel giugno del 2008 Nicola Bono, ma dopo 5 anni alla guida dell’ente di via Roma ha deciso di non riprovarci. La sua avventura alla Provincia è stata piuttosto tormentata, sotto l’aspetto politico e strada facendo è uscito dal suo partito, il Pdl. Ma un quinquennio è un tempo sufficiente per fare un’analisi.

Presidente, non si fa altro che parlare di ridurre i costi della politica. Il dibattito è centrato sul taglio delle Province. Lei, che guida la Provincia di Siracusa, ritiene che sia un ente inutile?
Al contrario, direi che è fondamentale per la gestione del territorio. Per un motivo assai semplice, perché si riesce meglio a coordinare i Comuni. Facciamo un esempio: la Provincia ha competenze in materia di viabilità. Provate ad immaginare se, per ipotesi, la “Noto- Pachino” dovesse subire degli interventi di ristrutturazione, magari piuttosto cospicui, sia dal punto di vista strutturale che economico. Le divergenze tra i due Comuni sarebbero quasi insormontabili, mentre l’esistenza della Provincia consente di mediare e soprattutto di agire. Senza contare che l’ente che presiedo svolge una importante funzione di coordinamento economico.

Ma la Provincia ha anche dei carrozzoni, come gli altri enti istituzionali. Non pesano sulle tasche dei contribuenti?
I carrozzoni non sono a carico della Provincia, ma o sono autonomi oppure sono una costola della Regione. Devo ammettere che ce ne sono di assolutamente inutili.

Quali?
Mi riferisco ai Consorzi di bonifica o agli Ato ed ancora all’Asi, che di fatto sono cosiddetti enti di sottogoverno, che consentono alla Regione di sistemare gli amici degli amici. Questi sono enti inutili.

Lei come si comporterebbe?
Ribaltiamo il concetto. Facciamo che le competenze di questi enti inutili passino alla Provincia. Otterremmo un doppio risultato: fare risparmiare le casse pubbliche e migliorare l’efficienza.

Siracusa, se dovesse passare la linea dei tagli alle Province, sarebbe toccata?

La nostra provincia ha un requisito su due per evitare il cosiddetto taglio: il numero di abitanti, mentre non è così per Ragusa. La soglia è di 350 mila residenti: noi siamo circa 400 mila . Non rientriamo nel secondo parametro, quello dell’estensione, ma siamo fuori di soli 270 chilometri. Per compensare questo gap, si potrebbe accorpare ciò che resta fuori dalle aree metropolitane. Catania, che dovrebbe diventare tale, non potrebbe più inglobare comuni fuori dalla sua cintura urbana, come Vizzini, Grammichele e Paternò, tanto per citarne alcuni. Ecco, la provincia di Siracusa potrebbe allargarsi e colmare quei chilometri mancanti. Questa è la proposta che si sta facendo strada nell’Upi, unione delle province italiane.

Presidente, si ricandiderà alla guida della Provincia di Siracusa?

No.

Perché?
Da un lato devo dire che, nonostante i risultati raggiunti dalla mia amministrazione, non c’è stata una adeguata risposta da parte degli altri interlocutori istituzionali e privati.
Poca collaborazione da parte dei Comuni e dei privati, dunque.

Può essere più esplicito?

Il turismo, a mio modo di vedere le cose, rappresenta una importante occasione di sviluppo per questa provincia. Abbiamo creato “Siracusa provincia aperta”, un progetto che interessava gli autotrasportatori finalizzato a portare i visitatori nei siti più suggestivi del nostro territorio a costi contenuti e trasparenti. Un esempio per tutti: i 68 euro per il noleggio di un’auto con quattro posti e l’autista per la visita a Pantalica. Dopo due anni, però, si contano sulle dita di una mano gli operatori turistici che hanno inserito nei loro siti il link di questo progetto di fruizione, reiteratamente offerto dalla Provincia.

C’è una seconda ragione?

Non mi piace il modo attuale di fare politica, e soprattutto mi affligge l’assenza di un partito capace di fare analisi corrette dei problemi del Paese e di indicare la strada per uscire dal tunnel della crisi. Al contrario ci sono decine di partiti, vecchi e nuovi, che dicono e fanno tutti la stessa cosa, e cioè ripetere all’infinito gli stessi comportamenti che sono alla base del disastro in cui ci troviamo. Quindi, prima che a nuove candidature, penso che sia più giusto lavorare alla costruzione di un nuovo percorso politico che recuperi valori e linee di indirizzo capaci di restituire credibilità ed efficienza all’azione politica. Inoltre non mi candiderei mai per un posto da deputato o da senatore con l’attuale legge elettorale.

Presidente, ci sono opere, come il Verga, che sono andate a rilento. Riuscirà a chiudere il mandato con il teatro completo?

Contiamo di aprirlo entro il marzo del 2013. Va detto che per anni abbiamo lavorato per riparare ai guasti ereditati, sino al momento della deliberazione di un nuovo appalto integrato la cui procedura sarà ultimata il 28 agosto.

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