Nicola Bono - Sito Ufficiale

18/01/2014

BONO: UNA MISERA ILLUSIONE IL REDDITO MINIMO, SOLO 2916 I NUCLEI FAMILIARI SICILIANI CHE NE POTRANNO BENEFICIARE.

Un Parlamento Regionale delegittimato dall'enorme mole di deputatati inquisiti per uso personale delle risore pubbliche, ha approvato l'ennesima legge finanziaria piena solo di "norme manifesto" ma del tutto incapace di produrre ricadute econmiche e sociali nell'Isola

“Gli inquisiti dell'ARS tengono per se i denari, e distribuiscono elemosine ai cittadini, incuranti di mostrare il loro vero volto di volgari accattoni e profittatori.” Cos'ì ha esordito l'On. Nicola Bono a commento della Manovra Finanziaria Regionale e ha continuato:
“Ma ancora più grave è ciò che è accaduto alla portineria dell'Assemblea Regionale Siciliana, con il fisico impedimento all'assessore regionale al bilancio di accedere al Parlamento, messa in atto da parte dei dipendenti dell'ARS, che in tal modo hanno ritenuto di difendere da ulteriori tagli i loro stipendi. Incredibilmente, non solo l'azione ha funzionato, essendo stati revocati i tagli allo stanziamento dell'ARS, ma la vicenda non ha sortito la benché minima reazione, come fosse stata normale routine, e non un atto di prevaricazione che ha vulnerato gravemente i principi di democrazia. Il Presidente della Regione, da parte sua, sempre ipersensibile nella denuncia di ogni anomalia sul terreno della correttezza e trasparenza, pare non abbia colto la gravità del fatto accaduto, e con disinvoltura ha autorizzato la revoca del “taglio galeotto”. D'altronde che cosa avrebbe potuto fare di diverso il Presidente, nei confronti degli imbufaliti dipendenti dell'ARS, davanti al degrado di un Parlamento con un terzo dei deputati indagati e, soprattutto di una maggioranza infestata di inquisiti per reati connessi all'appropriazione indebita delle risorse pubbliche? Qualche ben pensante avrebbe potuto ritenere che forse la scelta delle dimissioni potrebbe essere l'unica via dignitosa per eliminare di colpo un sistema putrescente e, con esso, l'intera classe politica che lo rappresenta. Ma il Presidente, che si ritiene capace di “santificare” con la sua sola presenza qualsiasi impurità, ha un'altra idea, e cioè che l'importante è non avere assessori inquisiti. I deputati, anche fossero la maggioranza della maggioranza, possono pure esserlo, ed ovviamente anche continuare a sostenere legittimamente il governo regionale. Questa moralità levantina del Presidente della Regione, non farà bene ad una gestione che nel merito dell'azione amministrativa, registra unicamente tentativi di effetti speciali, per nascondere risultati del tutto inesistenti. Infatti l'ultima fatica della maggioranza, sul fil di lana dello tsunami giudiziario, è stata l'approvazione di una legge finanziaria tutta propaganda e “norme manifesto”. Decine di titoli di provvedimenti che non produrranno mai effetti concreti, anche a causa delle risorse irrisorie che sono state stanziate. In primo luogo neanche Houdinì avrebbe mai pensato di fare una finanziaria stanziando 1.500 milioni di euro, per poi accantonarne 400 milioni. Un vero gioco delle tre carte, con cui si sono fatti contenti e gabbati migliaia di aspiranti alle risorse, la cui reale erogazione per il 26,66 per cento al momento è del tutto incerta. Ma anche se recuperate, le risorse nel complesso stanziate sono state polverizzate su una tale moltitudine di misure, ed in quantità talmente ridotte, che non solo non produrranno effetti sul sistema economico, ma prima che gli uffici regionali riusciranno a selezionare i pochi beneficiari, come nelle migliori tradizioni della regione, passeranno anni, durante i quali nessuno vedrà un solo centesimo. Tipico, in tal senso l'art. 41, che con appena 15 milioni di euro istituisce il reddito minimo, da assegnare alle famiglie che versano in condizioni di disagio socio economico, nella misura di 4.800 euro annui per nucleo familiare. Una somma estremamente modesta e inadeguata, ma che diventa una vera bufala alla luce dei nuclei che ne potranno beneficiare e cioè appena 2916, pari a circa l'1 per cento degli aventi diritto. Sarà interessante vedere le modalità di formazione delle graduatorie in materia e, soprattutto, il limite dello stanziamento di un anno, il cui principale risultato sarà di fare fatalmente aggiungere una nuova categoria di precari che verranno a rivendicare l'anno prossimo il mantenimento di questa misura. In compenso, e questo dà la vera cifra politica di questo governo, l'unica norma che avrebbe potuto fare la differenza nel senso di un sostegno reale alle attività produttive e, quindi, alla creazione di lavoro, e cioè il pagamento di 850 milioni di euro di debiti alle imprese, non è stata votata”