Nicola Bono - Sito Ufficiale

05/11/2013

SUI FONDI UE LA REGIONE SICILIANA COME IL MILES GLORIOSUS DI PLAUTO.

A fronte dell'ennesimo flop sul corretto utilizzo dei fondi UE, il vero scandalo è che non abbia mai pagato nessuno dei politici e dei burocrati che hanno la responsabilità del fallimento.

In relazione ai dati diffusi dai mass media di sedicente aumento della capacità di spesa dei fondi UE da parte della Regione siciliana, l'On. Nicola Bono ha dichiarato:
“ Neanche il Pirgopolinice di Plauto avrebbe avuto il coraggio di spingersi così oltre nella millanteria e conseguente effimera vanagloria.
Ma per una Regione come quella Siciliana, afflitta dalla costante ricerca dell'effetto-annunzio, potersi attribuire una inedita capacità di spesa dei fondi UE, insieme ad una mirabilia di dati positivi, persino migliori dei traguardi previsti, era una occasione troppo ghiotta da non perdere. Peccato che i numeri non facciano chiarezza sulla vera sostanza ed efficacia degli interventi finanziati, e soprattutto sulla loro effettiva utilità ai fini della correzione degli atavici squilibri territoriali, per i quali l'UE aveva concesso le risorse.
Sarebbe essenziale, inoltre, comprendere se le ripetute rimodulazioni eseguite dal 2007 ad oggi, abbiano definitivamente stravolto la programmazione originaria e con essa la capacità di raggiungere gli obbiettivi di riequilibrio territoriale e quindi creare lavoro e sviluppo stabili e duraturi, ovvero servano unicamente a scongiurare la restituzione delle somme a Bruxelles.
Il dubbio è che si stia ancora una volta ripetendo l'ennesimo fallimento nel corretto e virtuoso utilizzo delle risorse Europee, e che l'unica preoccupazione di politici e burocrati coinvolti sia quella di occultare le proprie responsabilità, ricorrendo all'abusato meccanismo del dirottamento dei fondi sui “progetti di sponda”, o altrimenti definiti “progetti di prima fase”, per definizione avulsi da qualsiasi progettualità di strategico cambiamento delle dinamiche economiche e produttive dei territori con ritardo di sviluppo.
Una tale utilizzo delle risorse non è Buona Politica, ma solo un intollerabile spreco, utile unicamente a salvare formalmente la faccia di tutti i fallimentari politici e burocrati regionali e nazionali responsabili.
La sfida non è mai stata quanto spendere, né evitare le restituzioni a Bruxelles per il mancato utilizzo, ma unicamente come e per quali obbiettivi spendere, e cioè per rimuovere stabilmente gli impedimenti strutturali delle aree con ritardo di sviluppo.
Ma proprio su questo versante il fallimento del nostro Paese è completo e certificato dalle condizioni di arretratezza cronica del Sud Italia, che dopo 20 anni di fondi strutturali UE ed altri 40 di intervento straordinario, registra un divario crescente e sempre più incolmabile con le aree sviluppate, malgrado le enormi risorse stanziate e, pertanto, sprecate.
Ma il vero scandalo è che per questo attentato al diritto alla vita e alla prosperità del Mezzogiorno d'Italia, non abbia mai pagato nessuno, e rimangano ai loro posti, inamovibili e profumatamente pagati per produrre il nulla, tutti i soggetti che hanno le responsabilità del fallimento.
Fino a quando non ci sarà l'accertamento delle responsabilità sui fallimenti del passato e del presente, e il doveroso radicale ricambio, non potrà essere affrontato con successo il tema del corretto utilizzo delle risorse per lo sviluppo.
E ciò è a maggior ragione grave alla luce delle recenti riforme per l'accesso futuro ai fondi UE, che comporteranno per il nostro Paese la definitiva impossibilità di utilizzo e, conseguentemente l'irreversibile definitivo declino delle regioni del Sud”