Bono, Responsabile cultura e turismo dell’UPI, intervenendo a Napoli al convegno per le celebrazioni dei 40 anni di istituzione della lista del patrimonio mondiale UNESCO, ha denunciato lo scandalo del fallimento del POIn Attrattori culturali, naturali e turismo.
Bono ha dichiarato: ”Mentre il nostro Paese è attraversato da una crisi economica devastante, e le risorse pubbliche in ogni settore vengono pesantemente ridotte, fino alla loro definitiva soppressione, ancora una volta si assiste alla incapacità cronica di utilizzare le risorse Ue e, in particolar modo, quelle introdotte per la prima volta nella programmazione 2007-2013 a sostegno della cultura, del paesaggio e del turismo”.
Bono, dopo aver fatto una breve cronistoria di queste innovative misure, e dopo aver spiegato che inizialmente ammontavano a 2 miliardi di euro, di cui 1050 milioni di euro per il POIn, da investire nelle Regioni ex Obiettivo 1 (Campania, Calabria, Puglia, Sicilia) e 950 milioni di euro per il PAIn, da investire in tutte le regioni meridionali, comprese Abruzzo, Basilicata, Molise e Sardegna, ha continuato: “Del PAIn dopo un paio di anni non ha sentito parlare più nessuno. Sparito, dissolto, senza lasciare traccia, altro che nuova strategia per il turismo e cultura. Il POIn, invece è stato fatto a pezzi. 39 milioni di euro sono stati revocati dall’Ue per i ritardi nella spesa. 220 milioni sono stati già lo scorso anno certificati ricorrendo ai “progetti di sponda” e cioè a opere del tutto estranee alla filosofia di intervento, già finanziate con fondi nazionali in corso di realizzazione, e utili solo a nascondere le gravissime responsabilità dei burocrati colpevoli della mancata spesa. Infine altri 330 milioni di euro sono previsti quest’anno da spendere: quanto a 130 milioni di euro per progetti non in linea con la filosofia del POIn e quanto a 200 milioni di euro per interventi finalizzati all’assistenza di anziani non autosufficienti e per i giovani. Un vero scandalo, che vanifica definitivamente la strategia che l’Ue avrebbe voluto, per far fare il salto di qualità alle attività di tutela, fruizione e valorizzazione del nostro territorio culturale e per ricercare, attraverso la creazione di reti e servizi innovativi, la capacità di fare la differenza nel percorso di una ritrovata competitività del nostro sistema turistico-culturale. Altro che carenza di risorse, là dove c’erano non sono state utilizzate, togliendo il futuro a decine di milioni di cittadini e giovani, figli del Sud, che ancora una volta sono stati traditi.
Come Associazione Province UNESCO Sud Italia e UPI avevamo offerto, senza chiedere alcuna contropartita, una progettualità per l’avvio di una modalità di impiego di queste risorse, ma non siamo stati presi in alcuna considerazione da chi non aveva uno straccio di idea in proposito, e ha gestito in maniera fallimentare una azione che avrebbe potuto rivoluzionare l’economia meridionale e nazionale.
Ritengo la misura ormai colma. E’ ora che qualcuno paghi e chi ha sbagliato, politico o funzionario, venga chiamato a farsi carico delle sue responsabilità.
Ho mandato oggi al Governo nazionale e agli otto Presidenti delle Regioni meridionali una lettera in tal senso, in cui accanto ad una inchiesta rigorosa, venga altresì avviata con sollecitudine una strategia per individuare metodi corretti di utilizzo delle risorse, le uniche esistenti e capaci nel breve termine, se bene utilizzate, di contrastare la crisi e sostenere efficacemente sviluppo e occupazione”.