Egr. Prof. Fabrizio Barca
Ministro per la Coesione Territoriale
Palazzo Chigi
Piazza Colonna, 370
00187 ROMA
e p.c. Al Sen. Prof. Mario Monti
Presidente del Consiglio dei Ministri
Palazzo Chigi
Piazza Colonna, 370
00187 ROMA
Al Dott. Corrado Passera
Ministro per lo Sviluppo Economico
Via Veneto 33
00187 ROMA
Al Prof. Lorenzo Ornaghi
Ministro per i Beni e le Attività Culturali
Via del Collegio Romano, 27
00187 ROMA
Al Dott. Piero Gnudi
Ministro per gli Affari Regionali,
il Turismo e lo Sport
Via della Stamperia, 8
00187 ROMA
Ai Presidenti delle Regioni:
Abruzzo
Basilicata
Calabria
Campania
Molise
Puglia
Sardegna
Sicilia
Egregio Signor Ministro,
uno degli aspetti meno approfonditi della gestione delle risorse pubbliche, il cui mancato utilizzo concorre allo stato di dissesto economico e finanziario del nostro Paese è, senza alcun dubbio, la ormai cronica incapacità di spendere le risorse UE.
Il nostro Paese, e soprattutto l’apparato burocratico e amministrativo, ad ogni livello istituzionale, pur collaudato nel bruciare enormi risorse in attività del tutto inutili e improduttive, valide solo per alimentare schiere fameliche di profittatori, ha dimostrato in compenso di essere del tutto incapace di delineare strategie di spesa idonee a utilizzare proficuamente le pur ingenti risorse, che l’UE ha stanziato nei vari programmi pluriennali a favore dei Paesi Membri, e che tanti benefici hanno prodotto ovunque, tranne che in l’Italia.
E’ inutile dire che siamo diventati la barzelletta d’Europa, incapaci di articolare strategie di sviluppo e condannati all’utilizzo improprio delle risorse ricevute, al netto di quelle forzatamente restituite.
L’unica novità che siamo riusciti a inventarci nel settore, sono la vergogna dei “progetti di sponda”, ovvero quelli che con un eufemismo degno di una burocrazia creativa solo nell’inventare sigle per occultare i propri fallimenti, sono stati ribattezzati come “progetti di prima fase”.
Per decenni, mentre tutti i Paesi Europei perfezionavano l’efficacia delle loro strategie di promozione dello sviluppo, attraverso il migliore utilizzo possibile dei fondi UE, l’Italia non ha prodotto linee strategiche, metodologie e meno che mai, risultati per il miglioramento degli standard produttivi e occupazionali, specie delle aree depresse, né corrette sinergie di utilizzo dei fondi UE con le risorse nazionali e regionali. In tal modo sono passati gli anni delle vacche grasse, è arrivata la crisi e le aree con deficit di sviluppo, specie nel Sud, sono state condannate all’attuale disperata condizione. Eppure i fallimenti sono stati continui e ripetuti. Ogni volta che si è concluso un ciclo di aiuti, si sono puntualmente evidenziate le enormi falle nel sistema di spesa e la impressionante quantità di risorse non utilizzate. E tutte le volte, con tipica furbizia italica, si è ricorsi ai “progetti di sponda” il cui unico scopo non era evitare di perdere le risorse UE, ma unicamente salvare la faccia ai burocrati e ai politici responsabili del fallito corretto utilizzo. Per decenni i “progetti di sponda” sono stati la foglia di fico di una congenita incapacità di governo dello sviluppo. La prova è che malgrado l’erogazione di decine di miliardi di euro a beneficio delle aree ex Obiettivo Uno, certificate con elenchi di opere tutte classificate come “progetti di sponda”, non si è registrato alcun cambiamento sostanziale, né sul piano dello sviluppo economico, né tanto meno su quello dell’occupazione e meno che mai in tema di riequilibrio territoriale.
Né i “progetti di sponda” avrebbero mai potuto produrre gli effetti desiderati, per la loro stessa natura: si tratta infatti di opere mai pensate all’interno di una progettazione unitaria e mirata ad una strategia di sviluppo, così come dovrebbe essere nella filosofia dei Fondi Strutturali UE, ma piuttosto della individuazione di singole opere, del tutto indipendenti tra loro, e la cui unica valenza era di essere già appaltate e in corso di realizzazione e, quindi, idonee a stoppare le penalità per il mancato rispetto dei termini perentori di utilizzo delle risorse europee.
Quindi, a fronte della incapacità di dare vita ad un progetto di sviluppo, obiettivo primo dei fondi strutturali, da decenni la politica e la burocrazia italiane hanno bruciato risorse enormi per il finanziamento di azioni e opere, già finanziate con altre fonti, e del tutto incoerenti con le strategie di rilancio dello sviluppo e dell’occupazione, e senza neanche dare conto dell’uso delle risorse originariamente stanziate e recuperate grazie al ricorso ai fondi UE.
D'altronde un Paese che non ha mai avuto una politica industriale, né un’idea di promozione dello sviluppo e, meno che mai, una strategia per il riequilibrio territoriale delle aree depresse, come avrebbe potuto ideare una modalità funzionale per il corretto utilizzo dei fondi UE?
Così si spiegano le ragioni del fallimento di qualsiasi azione mirata al riequilibrio territoriale e il perché del tradimento di ogni aspettativa di sviluppo per il Mezzogiorno.
E’ così che sono state bruciate le decine di miliardi di euro dei FERS, dei FEASR, dei POR e di tutte le altre misure contrassegnate da acronimi che per amore di brevità evito di citare.
E soprattutto è stata questa la fine dei POIN Attrattori Culturali, Naturali e Turismo.
Gli ultimi nati della cucciolata, pensati all’interno della programmazione 2007 – 2013 per avere una strategia intelligente e innovativa per la prima volta, in maniera mirata nei settori Cultura e Turismo, sembravano l’ideale per un Paese come l’Italia. Rispondevano infatti all’esigenza di sostenere due settori, Cultura e Turismo, dotandoli finalmente di una strategia che non hanno mai avuto, per costruire percorsi di sviluppo e realizzare livelli competitivi per i territori ricchi di patrimonio culturale e naturale, soprattutto sul versante della dotazione di servizi innovativi ai visitatori e turisti. A tal fine, in origine, erano stati stanziati 2 miliardi di euro, di cui circa 1.050.000,00 per il POIN Attrattori Culturali, destinato alle regioni ex Obiettivo 1, e circa 950.000,00 euro per il PAIN.
La prima misura, di esclusiva competenza delle regioni Campania, Calabria, Puglia e Sicilia.
La seconda destinata, oltre che a queste, anche alle regioni già uscite dall’Obiettivo 1, e cioè Abruzzo, Basilicata, Molise e Sardegna.
Dopo qualche anno, nel più assoluto silenzio, il PAIN sparì senza lasciare traccia. Svanirono, quindi 950 Meuro che avrebbero dovuto creare nel Mezzogiorno la politica di sviluppo basata sulla cultura. Restò, sulla carta, solo il miliardo e 31 milioni del POIN, al netto di 19 Meuro del primo disimpegno di risorse dell’UE per il ritardo nella spesa.
Ma il tempo è trascorso inesorabilmente, già oltre sei anni, senza riuscire a spendere correttamente un solo euro.
In questi anni le Autorità di Gestione sono cambiate sei volte. L’anno scorso lo Stato è arrivato a commissariare, per manifesta incapacità gestionale, le regioni inadempienti, sottraendo loro il diritto alla nomina dell’Autorità di Gestione, ma non è cambiato alcunché, anzi si è ulteriormente burocratizzata la struttura con l’aggiunta di organismi come l’ incredibile “Tavolo di Coordinamento e Condivisione degli interventi”. Ma cosa rimane oggi del POIN Attrattori Culturali?
LA DOTAZIONE FINANZIARIA ATTUALE DEL POIN
PIANO FINANZIARIO DEL POIN A SEGUITO DI DISIMPEGNI, ADESIONE AL PAC E UTILIZZO IMPROPRIO DI FONDI
| POIN (dotazione originaria al netto di circa 19.000.000 del I° disimpegno) | € 1.031.151.814,00 |
| Sanzione Comitato QSN maggio 2011 | -€ 15.467.278,00 |
| Disimpegno automatico al 31/12/2011 | - € 3.951.845,48 |
| POIN al netto delle sanzioni e disimpegno | € 1.011.732.690,52 |
|
Adesione al Piano di Azione e Coesione a valere sul Fondo di Rotazione L183 (di cui 130.000.000 per Beni Culturali e 200.000.000 per anziani non autosufficienti e infanzia) |
-€ 330.000.000,00 |
| Totale POIn a seguito delle sanzioni, disimpegno e adesione al PAC | € 681.732.690,52 |
| Totale Avanzamento della certificazione di spesa al 31/12/2011 AsseI + AsseII + Asse III | -€ 220.800.000,00 |
| Totale risorse POIN residue | € 460.932.690,52 |
| Risorse destinate al “Grande Progetto Pompei” | -€ 105.000.000,00 |
| Risorse Residue del POIN Attrattori Culturali | € 355.932.690,52 |
Rimangono solo 355.932.690,52 euro, una vera debacle, e soprattutto la fine di ogni speranza di costruire una strategia che potesse creare una nuova prospettiva allo sviluppo.
Dalla tabella, infatti, emerge che già 39 Meuro sono spariti in quanto recuperati dall’UE, quale penalità per i ritardi nella spesa.
Ma ciò che appare intollerabile è l’adesione al PAC (Piano di Azione e Coesione) che ha comportato l’erogazione di 330.000.000 di euro, di cui 130.000.000 per interventi di restauro di Beni Culturali e 200.000.000 per il sostegno ai programmi di assistenza ad anziani non autosufficienti e all’infanzia.
Sia gli uni, che gli altri, utilizzi assolutamente avulsi dalla finalità per cui è stato creato il POIN Attrattori Culturali, e che mortificano il principio di esaltare come volano di rilancio economico, produttivo e occupazionale il Patrimonio Culturale Italiano.
Una vera tragedia, che fa lievitare il valore delle somme destinate a “progetti di sponda”o a usi estranei a ben 655.800.000 (pari al 64,82%) dell’intero importo originariamente disponibile.
Uno scandalo, dovuto unicamente all’incapacità di una classe politica e, soprattutto, burocratica di concepire corrette strategie di sviluppo.
Dopo i “progetti di sponda” già deliberati nel 2011, pari a 220.800.000 euro, questa ulteriore decisione, imposta dall’ultima Autorità di Gestione pochi giorni fa, con una procedura di pseudo consultazione scritta tramite web, con un margine di risposta di appena cinque giorni e senza fornire né spiegazioni, né chiarimenti, ha consumato l’ultimo attentato al principio di un corretto utilizzo di fondi POIN Attrattori Culturali.
Ho criticato tale decisione e chiesto, nella mia veste di componente del Consiglio di Sorveglianza del POIN di rinviarla e procedere alla convocazione urgente di una riunione del CS, ma senza esito.
Lei, Signor Ministro, deve essere reso pienamente consapevole, non solo delle palesi forzature regolamentari e degli innumerevoli vizi dell’atto assunto dall’Autorità di Gestione, ma soprattutto del fatto che nessuna delle finalità finanziate finora, appartiene alla logica delle strategie del POIN Attrattori Culturali, il cui utilizzo non era finalizzato, se non marginalmente, ai restauri e meno che mai per l’assistenza sociale, ma soprattutto per far fare il salto di qualità alla promozione e fruizione del nostro Patrimonio Culturale e Naturale, creando innovative reti e servizi, che avrebbero dovuto fare la differenza e segnare il percorso per una ritrovata competitività del nostro sistema Turistico - Culturale, rispetto a quello dei paesi concorrenti. E invece con il “Grande progetto Pompei” la “Rete dei Poli Museali” e, addirittura, l’assistenza sociale per anziani non autosufficienti e per l’infanzia, si butta alle ortiche tutto ciò che avrebbe potuto costituire il futuro per centinaia di migliaia di italiani, giovani e non, specie nelle zone in deficit di sviluppo, che ancora una volta sono stati traditi.
Può essere che nessuno paghi per questo? E’ possibile che si continui senza arrossire a scrivere per anni migliaia di pagine di procedure e regolamenti, su come spendere i fondi, senza mai produrre uno straccio di progettualità e, quindi, alla fine senza riuscire a spendere correttamente un solo centesimo?
Ed è possibile che a chi, come è capitato allo scrivente, nella qualità di Presidente dell’Associazione Province Unesco Sud Italia, proponga senza alcuna contropartita, ma unicamente per spirito di servizio dell’interesse pubblico, una seria progettualità per dare vita ad una Rete di interconnessioni e servizi tra i Siti Unesco, chi ha dimostrato di non avere neanche lo straccio di un’idea alternativa, potesse negare qualsiasi interlocuzione?
Ecco perché la situazione è diventata ormai intollerabile. Questa volta è necessario che le responsabilità, tutte, politiche e soprattutto burocratiche, vengano al pettine e, pertanto, La invito ad agire velocemente per individuare quanti siano colpevoli di negligenze nel mancato utilizzo dei fondi UE, a fronte di un Paese economicamente e finanziariamente in ginocchio, e di agire con ogni possibile sollecitudine per individuare metodi corretti di utilizzo delle risorse, atti a sostenere lo sviluppo e l’occupazione.
Le comunico altresì che, ho incaricato uno staff di legali di esaminare la questione sotto ogni aspetto, e di promuovere conseguentemente tutte le azioni giudiziarie, nei confronti di chiunque colpevole, anche solo di omissione, e di avviare ogni possibile azione tesa ad individuare tutte le responsabilità maturate in questi anni, per dare giustizia a intere popolazioni, che devono sapere chi devono ringraziare per essere state condannate ad un futuro di miseria e sottosviluppo.
In attesa di un Suo gradito riscontro, Le invio i miei più cordiali saluti.
On. Dott. Nicola Bono
Presidente Provincia Regionale di Siracusa
Associazione Province Unesco Sud Italia
Responsabile UPI Settori Cultura e Turismo