Commento dell'On. Bono sulle ultime prese di posizione di Renzi in materia di contrasto alla crisi
Alla prima prova per dimostrare il possesso di concrete capacità propositive, specie in materia di economia, sviluppo e lavoro, il signor Matteo Renzi ha fatto flop. Nella sua lettera ai partiti, si conferma un encefalogramma totalmente piatto, quanto a proposte per invertire la tendenza rispetto alle politiche del passato, remoto e recente, che hanno portato il Paese al declino. Incurante delle strame consumate, appena pochi giorni fa, da una famelica maggioranza parlamentare sulla legge di stabilità, che ha dato vita ad un impressionante “assalto alla diligenza” dei conti pubblici, distruggendo per fini clientelari risorse da destinare alla ripresa economica, con un governo che non riesce a spendere i fondi strutturali dell'UE, non ha trovato di meglio che sollecitare l'esecutivo a fare subito il Job act, per attirare investimenti, “tanto il 3% si può superare”. Una strategia che sembra partorita da Cirino Pomicino, o da qualsiasi altro esponente della prima Repubblica, piuttosto che dal giovane, ma tanto antico segretario del PD, che ha confuso le politiche di sostegno allo sviluppo, con una una nuova stagione di spese pubbliche, per alimentare malcostume e clientele, mentre ciò che serve al Paese è una massiccia defiscalizzazione e politiche di contesto che sono le uniche in grado di attrarre nuovi investimenti.
Anche perché, se così non fosse, sarebbe bene che qualcuno finalmente spieghi perché nessuno investe nel nostro Paese.