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Intervento Culturalia

Bilancio dei risultati raggiunti dall'Italia in seno all'Unesco nel 2004

Il ruolo che l'Italia ricopre in seno all'Unesco è sicuramente di primaria importanza, come dimostrano i traguardi raggiunti e gli incarichi assegnati al nostro Paese nell'ultimo anno.
L'Italia, infatti, è divenuta Paese leader nella Lista UNESCO del Patrimonio Mondiale dell'Umanità. Con gli ultimi due siti ad aver avuto il prestigioso riconoscimento, la Val d'Orcia e le Necropoli Etrusche di Cerveteri e Tarquinia, sono ormai trentanove i Siti italiani iscritti.
Attraverso un'azione di squadra, abbiamo ottenuto questo rilevante risultato, soprattutto alla luce delle restrizioni recentemente introdotte alla iscrizione di nuovi siti. Il principale merito va ascritto essenzialmente al Gruppo di lavoro UNESCO del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e alla rappresentanza diplomatica italiana presso l'UNESCO, che vanno certamente ringraziati per il pregevole lavoro svolto.
Essere lo Stato leader della World Heritage List, aumenta anche il carico di responsabilità, essendo ormai divenuta anche un punto di riferimento per tutti quei Paesi che svolgono da tempo un'attività diplomatica per modificare i criteri di ammissione nella Lista dei Beni Patrimonio dell'Umanità. A questo proposito il nostro Paese si sta da tempo impegnando, per garantire l'assistenza tecnica di nuove candidature dei Paesi meno attrezzati e, in particolare, per l'elaborazione dei Piani di Gestione dei Siti, il cui modello, predisposto dal Ministero per i Beni e attività Culturali con l'assistenza e collaborazione degli Esperti della Commissione Consultiva per i Piani di Gestione dei Siti UNESCO e per i Sistemi Turistici Locali, è stato presentato in occasione della II conferenza dei Siti UNESCO italiani svoltasi a Paestum nel maggio 2004.
Il Piano di Gestione rappresenta lo strumento indispensabile per organizzare tutte le risorse del territorio e creare le necessarie premesse per uno sviluppo sostenibile del turismo culturale. Le politiche di tutela e valorizzazione, che si stanno portando avanti in tutti i Siti italiani, hanno l'obiettivo primario di coinvolgere tutte le realtà produttive e culturali, affinché concorrano allo sviluppo economico e sociale dell'Italia. Un'esperienza, questa, che può essere trasferita anche all'estero e che rafforza quel ruolo di guida del nostro Paese nei confronti di tutte le nazioni meno attrezzate, ma con forte vocazione turistico - culturale.
Coordinare e armonizzare le istanze di tutela con le potenzialità di tipo socio-economico, affiancando ai tradizionali metodi di conservazione quegli strumenti che consentano di liberare energie e risorse di un territorio in un unico progetto di valorizzazione e sviluppo, è sicuramente un obiettivo alla nostra portata. Si tratta, in altre parole, di evidenziare e promuovere la relazione tra il bene iscritto e le tradizioni produttive e culturali della terra che lo ha espresso.
Nell'ambito di un processo articolato e complesso, i Piani di Gestione sono solo il primo passo, al quale è necessario dare seguito con i Sistemi Turistici Locali, previsti dalla legge 135/01, che ne sono una naturale evoluzione. E', quindi, indispensabile un coordinamento istituzionale delle politiche di tutela e di valorizzazione dei Siti italiani e, in questo senso, i Piani di Gestione e i Sistemi Turistici Locali, rappresentano un'opportunità da non mancare, perché riempiono finalmente di contenuto l'antica e mai soddisfatta aspirazione di realizzare politiche per una corretta e sostenibile gestione del patrimonio culturale e naturale italiano, capace di produrre significative ricadute economiche, sociali e produttive.
A tal fine abbiamo organizzato una serie di seminari di studio con i responsabili dei Siti italiani. I seminari, sei in tutto, sono stati organizzati in piccoli gruppi divisi per macroaree su tutto il territorio nazionale. Nel corso di questi appuntamenti è stato illustrato il modello di piano di gestione già predisposto dal Ministero al quale i responsabili dovranno rifarsi in sede di redazione del piano per il loro sito. E'un modello che stabilisce una metodologia per una offerta culturale integrata, che ognuno dovrà poi calare nella propria realtà arricchendolo di tutte le peculiarità del sito di cui è responsabile. Un lavoro delicato e strategico che comporta una vera rivoluzione nelle politiche di governo dei Beni Culturali nel nostro Paese e, in particolare, nella mentalità degli amministratori che, ne sono certo, darà frutti inaspettati.
Una politica strategica, quindi, che nel puntare a unificare tutela e sviluppo, confermi la tradizione italiana nell'ambito della conservazione, arricchendola con la virtuosa combinazione della crescita economica sostenibile, offrendo altresì al Mondo un formidabile esempio di come gli elementi identitari di ciascun popolo siano un bene prezioso, non solo in sé ma anche in ordine alla potenzialità dei loro effetti nei processi di sviluppo.
Un'ulteriore attestazione del lavoro che l'Italia svolge a livello internazionale, è stata la recente convenzione, firmata a Parigi alla presenza del Direttore Generale dell'Unesco, che ha istituito i Caschi Blu della Cultura. Con questa Dichiarazione Congiunta, si avvia una mutua collaborazione in scacchieri internazionali di crisi nel settore della salvaguardia e del recupero di beni culturali a rischio di conflitti e di calamità naturali o a pericoli provocati dall'uomo. E' stata prevista, infatti, la costituzione di un Gruppo di pronto intervento per far fronte alle urgenze, da attivare con l'Unesco su richiesta del Paese danneggiato, per la valutazione della situazione di rischio, per la redazione di piani d'emergenza, per la ricognizione delle competenze tecniche e professionali presenti localmente e per l'individuazione di misure urgenti per contrastare azioni di saccheggio, distruzione, scavo e traffico illecito di beni culturali.
Aver scelto l'Italia per dar vita a un così importante progetto di solidarietà e cooperazione internazionale, è sicuramente il giusto riconoscimento all'impegno che da anni contraddistingue il nostro operato in tutti gli scenari di crisi.
Nicola Bono

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