Nicola Bono - Sito Ufficiale

20/11/2007

INDAGINE SU PADRE DI NOTO, MA DAVVERO LA PROCURA DI CATANIA NON HA DI MEGLIO DA FARE?

L’On. Nicola Bono, in relazione all’indagine avviata dalla Procura di Catania sul sacerdote Avolese Don Fortunato Di Noto, ha presentato una interrogazione al Ministro della Giustizia Clemente Mastella, in cui esprime stupore e scetticismo per una iniziativa a suo parere sproporzionata e del tutto ingiustificata.
Il Parlamentare, amico e compaesano di Padre Fortunato, con cui da anni collabora specialmente nel delicato settore del contrasto alla pedofilia, ha dichiarato: “ho interrogato il Ministro della giustizia perché l’inchiesta giudiziaria avviata dalla Procura della Repubblica di Catania nei confronti di Don Fortunato Di Noto, per l’incredibile presunto reato di diffusione di notizie false e tendenziose e procurato allarme, appare non solo sproporzionata e del tutto ingiustificata, ma anche una palese ed inutile perdita di tempo, il cui unico risultato è il rischio di infangare l’onore e l’adamantina attività di una persona, che da anni si batte per la difesa dei minori da ogni forma di sfruttamento, soprattutto nel delicatissimo campo della lotta alla pedofilia. E’ stato Lui, nel lontano 1998, ad ispirare la mia mozione, approvata quasi all’unanimità, con cui la Camera dei deputati è stata il primo Parlamento al mondo a indicare al governo le linee di indirizzo per tutelare i minori dai rischi di esposizione alla pedofilia tramite internet. Una battaglia antica, quindi, quella del Sacerdote Avolese, che oggettivamente esclude, come invece presume la Procura di Catania, la volontà di strumentalizzare un episodio allo scopo di “suscitare la stima, la solidarietà e l’appoggio delle istituzioni e della cosiddetta società civile”, proprio perché da molti anni ne è oggettivamente e meritatamente beneficiato. Quello che piuttosto rischia davvero di destare allarme sociale è la constatazione che una procura di un territorio che ha pesanti e mai risolti problemi di sicurezza, difesa dell’ordine pubblico e esigenze non comuni di contrasto alla criminalità organizzata e mafiosa, utilizzi tempo ed energie di magistrati inquirenti e forze dell’ordine per indagare sui comportamenti di un personaggio come Don Di Noto. Questo si è un fatto paradossale, che impone al Ministro ogni opportuna verifica, ivi compresa la disposizione di una ispezione, per accertare la correttezza dei comportamenti adottati nei confronti del religioso Avolese, in modo da restituirgli urgentemente piena e totale riabilitazione e, contemporaneamente, valutare le linee d’indirizzo e l’efficacia dell’azione dell’ufficio giudiziario catanese, in relazione al bilancio complessivo dell’attività di indagine e repressione dei fenomeni criminali nel territorio di competenza.

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