Il Sottosegretario di Stato Per i Beni e le Attività Culturali con delega per l'UNESCO, on. Nicola Bono, è intervenuto in merito alle polemiche scaturite sulla questione delle trivellazioni nel Val di Noto.
"Appare sconcertante - ha dichiarato l'on. Nicola Bono - che due esponenti della stessa Giunta possano polemizzare, al di là dei toni sicuramente esagerati, su argomenti così fondamentali per la definizione dell'indirizzo politico del Governo, nel totale silenzio di tutti i soggetti politici e istituzionali che hanno il dovere, su questioni come questa, di assumere una posizione unitaria e definitiva. In questa polemica, che non condivido e in cui, anche per il ruolo istituzionale che rivesto, non ho alcuna volontà di entrare, sono costretto a intervenire per fare chiarezza su alcuni passaggi dello scontro dialettico che, se non corretti, rischiano di banalizzare il lavoro, attento, scientifico e incisivo, che da anni il Ministero porta avanti in materia di Piani di Gestione, finalizzato a dotare il nostro Paese di una politica per la corretta gestione della nostra più grande ricchezza e cioè, il patrimonio culturale e naturale. Sbaglia, infatti, l'ass. Pagano, nell'affermare che i Piani di Gestione non esistono e che addirittura saranno redatti dalla struttura dell'assessorato, con l'ausilio di non meglio individuati "tecnici dell'UNESCO" nell'arco di tre mesi. Sbaglia perché, i piani di gestione, non solo ci sono già ma addirittura quello del Val di Noto è stato il primo adottato dal nostro Paese ed è stato determinante per l'iscrizione nella Lista del Patrimonio Mondiale nel 2002, dopo che, l'anno prima, la candidatura del sito barocco, era stata clamorosamente bocciata. L'ass. Pagano dovrebbe essere a conoscenza di tutto questo, in quanto ha partecipato, come padrone di casa, al Seminario dei Siti UNESCO Siciliani, tenuto qualche mese fa nell'isola e conosce lo sforzo del Ministero, emerso anche in occasione dalla terza conferenza Nazionale dei Siti UNESCO Italiani, tenutasi a Torino nel maggio scorso, di dotare tutti e quaranta i siti di Piano di Gestione. L'importante è non confondere il Piano di Gestione, con i piani paesaggistici, come in qualche passaggio delle dichiarazioni dell'ass. Regionale alla Cultura sembrerebbe emergere, come quando sostiene che il Piano di Gestione dovrà prevedere la possibilità di autorizzare attività estrattive, come lui sostiene, a basso impatto ambientale. Un Piano di Gestione, infatti, non potrebbe mai autorizzare un'attività del tutto estranea ai propri principi ispiratori. Questo strumento, infatti, individua tutte le specificità riguardanti il patrimonio culturale, materiale e immateriale, di un territorio e tutte le risorse finanziarie, pubbliche e private esistenti e/o potenziali, per organizzare strategie, da un lato mirate alla conservazione del patrimonio stesso e, dall'altro, alla sua fruizione sostenibile. Per sostenibile, ovviamente, non si intende affermare una presunta compatibilità con altri settori produttivi e, meno che mai, con quello minerario e/o estrattivo, ma semplicemente i livelli massimi di fruizione di un sito in rapporto alla conservazione del patrimonio stesso".
"Conseguentemente - ha proseguito il Sottosegretario - il Piano di Gestione del Val di Noto non solo esiste, ma è in corso di perfezionamento, proprio per definirne la strategia di attuazione che avviene attraverso l'elaborazione dei Sistemi Turistici Locali o Distretti Culturali. Inoltre, non è modificabile né adattabile a usi impropri, perché già depositato presso l'UNESCO e, in ogni caso, così come evidenziato nella vicenda delle Eolie, l'UNESCO non avallerebbe mai ipotesi di utilizzazione che stravolgano le logiche ispiratrici del riconoscimento stesso. È quindi sbagliato affermare che, a certe condizioni, possano autorizzarsi attività di estrazione di idrocarburi a basso tasso di impatto ambientale, poiché, in tutti i siti Siciliani, oltre al patrimonio perimetrato ai fini del riconoscimento, il territorio circostante assume una importanza fondamentale poiché è caratterizzato da quegli aspetti di paesaggio culturale che vanno salvaguardati nella loro integrità in conseguenza della presenza di testimonianze di epoche e civiltà diverse che, insieme, comportano un "unicum" indissolubile e di per se eccezionale".
"È bene chiarire poi - ha concluso Bono - che l'Unesco ha solo il potere di iscrivere, non iscrivere e semmai cancellare un sito nella lista del Patrimonio Mondiale, non ha, invece, il potere di autorizzare o meno alcunché. Questo potere appartiene agli Stati membri e, per quanto riguarda la Sicilia in maniera specifica alla Regione. Per tale motivo appare preoccupante che su un argomento così delicato siano manifestate posizioni così estreme, da parte di chi ha la primaria responsabilità istituzionale per le politiche di tutela. Mi auguro che, in tempi brevi, ci sia un pronunciamento definitivo del Governo Regionale e, un salutare ripensamento del Parlamento Siciliano di fronte a una problematica che investe l'essenza stessa e la natura di un progetto di sviluppo, fondato sul corretto utilizzo del patrimonio culturale, nei confronti del quale la Sicilia ha una naturale vocazione".