RIUNIONE INFORMALE SU TEMATICHE RELATIVE ALLA
LISTA DEL PATRIMONIO MONDIALE DELL'UNESCO
TIVOLI 19 GIUGNO 2003
TRACCIA DELL'INTERVENTO
DELL'ON. SOTTOSEGRETARIO NICOLA BONO
Sono lieto di darvi il benvenuto in Italia per questo incontro informale con cui desideriamo proseguire lo scambio di opinioni, già avviato altrettanto informalmente a margine del Congresso Internazionale sul Patrimonio Mondiale svoltosi lo scorso novembre a Venezia. Ritengo che il tema della salvaguardia e della promozione del patrimonio meriti occasioni di dibattito ed approfondimento e sono quindi particolarmente interessato ad ascoltare oggi le vostre opinioni in merito.
In particolare vorremmo esaminare con voi l'impatto di alcune decisioni prese dal Comitato del Patrimonio Mondiale svoltosi a Cairns nel 2000 e verificare se gli esiti auspicati siano stati ottenuti.
Credo che noi tutti condividiamo l'esigenza di pervenire ad un maggiore equilibrio della Lista del Patrimonio Mondiale, promuovendo l'inserimento di beni appartenenti a tipologie e regioni o paesi ancora poco rappresentati nella Lista. Naturalmente questo concetto non si deve tradurre nelle possibilità, o persino nel diritto, di inserire qualsiasi tipo di bene sulla base di un equilibrio geografico. Siamo convinti, infatti, che resta in ogni caso indispensabile che ogni nuovo sito risponda a rigorosi requisiti scientifici che ne attestino l'effettivo eccezionale valore mondiale. Si tratta, perciò, di studiare e valorizzare le specificità e le qualità che certamente sono presenti e diffuse nelle diverse culture ed ambiti naturali di tutti i continenti, senza cadere nella tentazione di fare passare beni solo in conformità a valutazioni politiche. Se dovesse farsi largo un simile atteggiamento, si snaturerebbe il senso stesso della Convenzione del 1972 che è stata sottoscritta e condivisa dai nostri paesi e che prevede che un sito venga iscritto, solo se di valore universale eccezionale, e solo in rispondenza a criteri non politici, bensi' estetici, antropologici, scientifici etc...Aggiungerò che la stessa Convenzione impone un obbligo ai Paesi di proporre per iscrizione quei siti, ubicati sul loro territorio nazionale, ma di valore tale da trascendere qualunque confine geografico.
Un altro punto controverso riguarda le tipologie di beni che, a parere di alcuni membri del Comitato, sono già molto ben rappresentati nelle Lista. Per esempio è il caso di molti centri storici europei (o di derivazione europea). Noi riteniamo che Lucca e Bruges, tanto per fare un esempio, siano eccezionali aggregati urbani, ognuno per suo conto e nessuno studio comparativo potrebbe porre un limite alla loro iscrizione. Lo stesso ragionamento errato potrebbe allora applicarsi ai tanti templi indù o buddisti in India o in Cina che sono nelle liste indicative, oppure ai parchi naturali.
La questione che riteniamo più controversa, e probabilmente la più importante da discutere in questo incontro, è quella della candidatura unica per Paese, da esaminarsi annualmente al Comitato, e del ridotto numero totale delle candidature, fissato a trenta, da vagliare di volta in volta.
La decisione di introdurre tali limiti è stata presa per risolvere due diversi problemi emersi negli anni precedenti.
Il tetto delle trenta candidature da esaminare ogni anno si è reso necessario a causa delle limitate disponibilità economiche e di personale del Centro del Patrimonio Mondiale, che asserisce di non riuscire a far fronte ad un numero esageratemente alto di dossier da valutare per ogni sessione del Comitato. Il tetto di 30 é comunque arbitrario, teso al basso, e, secondo me, non giustificabile perché le carenze del Centro (composto da 60 persone circa e comunque con funzioni di mera Segreteria tecnica) non dovrebbero inficiare il diritto/dovere che hanno gli Stati di continuare ad iscrivere siti di valore eccezionale. Si tratta di un limite che invece che dagli Stati membri é imposto dalla burocrazia onusiana, a detrimento degli interessi degli Stati membri. Penso che tale punto vada assolutamente rivisto con i correttivi del caso.
Il limite di una candidatura per ogni Stato Parte, è stato invece imposto nel tentativo di pervenire ad un maggiore equilibrio della Lista del Patrimonio Mondiale.Tuttavia noi siamo convinti che non sia questa la strada per raggiungere tale obiettivo. Limitare le candidature degli Stati con maggiore esperienza e capacità organizzative non aiuta gli altri a predisporre dossier adeguati per una candidatura che abbia possibilità di successo.
Per risolvere tale situazione vorremmo discutere con voi alcune proposte.
Innanzitutto si potrebbe richiedere al Segretariato e agli Organi consultivi di rafforzare e razionalizzare i metodi di lavoro per una maggiore efficienza.
In secondo luogo noi - Stati membri dell'UNESCO che dovremmo determinare gli indirizzi che il Segretariato deve seguire (e non viceversa, lo ripeto) - potremmo decidere di dare maggiori allocazioni di bilancio a favore del Centro del Patrimonio mondiale.
a)L'Italia insieme ad altri Paesi potrebbe proseguire l'azione (già avviata in occasione dell'ultimo Consiglio Esecutivo) volta ad ottenere che il prossimo Programma e Bilancio dell'UNESCO (2004-2005) contenga maggiori risorse finanziarie allocate al Centro del Patrimonio (con particolare enfasi sulle linee di azione "realizzazione della Convenzione del 1972" e attività di formazione e training, nonché assistenza tecnica per paesi sottorappresentati per preparare dossier di iscrizione). A tali risorse che dovrebbero provenire dal bilancio ordinario (é inconcepibile che su un bilancio di 610 milioni di dollari solo 1 milione vada al Centro del patrimonio per questo obiettivo), potrebbe inolte aggiungersi un aiuto, su base volontaria, al Segretariato e agli Organi Consultivi al fine di poter esaminare annualmente un maggior numero di siti candidati. Peraltro si ricorda che basta aver anche un solo sito iscritto per rientrare nella limitazione dell'unica candidatura e questo non avvantaggia neanche quei Paesi che sono sottorappresentati.
b)Si può pensare che se uno Stato-parte presenti una candidatura gemellata con un altro Paese (di determinate aree geografiche e povero di siti iscritti): tale candidatura può aggiungersi, se il Comitato lo recepisce nel Regolamento interno, ad altre presentate nel medesimo anno. Analoga partnership può prevedersi fra città o siti di categoria simile. In tali casi la Parte proponente dovrebbe preparare anche il dossier della gemellata in collaborazione con quest'ultima.
c)Stages di formazione professionale e di sviluppo di capacità presso le nostre strutture per esperti di altre Regioni, e eventualmente successive missioni mirate a verificare su casi concreti presso quelle Regioni la praticabilità di elaborazione dei dossiers o dei rapporti sullo stato di conservazione dei loro siti.
Credo che si potrebbe lavorare molto in questi settori, considerando che i punti b) e c) potrebbero in alcuni casi anche fondersi in un unica strategia. Esempio: un paesaggio culturale di un paese europeo ritiene di poter fare candidatura gemellata con un altro sito avente caratteristiche comparabili (meglio) o addirittura diverse, mettiamo in Asia Centrale o in Africa. I responsabili del sito straniero parteciperebbero, acquisendo esperienza sul campo, ad un periodo di formazione e conoscenza, prima teorica e poi pratica sul sito italiano; quindi alcuni nostri esperti li accompagnerebbero nel loro Paese per perfezionare il dossier sul sito adottato in vista della presentazione congiunta.
d)Considerare siti seriali transfrontalieri anche quelli che non hanno contiguità territoriale (cercando di risolvere il problema del Piano di gestione). Es. gli approdi Fenici, le riserve faunistiche nel Mediterraneo, il vulcanesimo subacqueo, ecc.. Queste categorie potrebbero in vari casi ricadere nella possibilità delle gemellate
Credo che si possa discutere sulla validità tecnica di tali proposte, al fine di migliorarne la fattibilità e l'efficacia.Tuttavia riteniamo importante sottolineare il criterio che sta alla base di tali proposte,che è quello della collaborazione e dello scambio di esperienze. Solo così riteniamo si possa consentire uno sviluppo delle capacità locali e quindi un reale riequilibrio della Lista.
Anche perché negli ultimi anni è diventata obbligatoria la presentazione di piani di gestione per i beni candidati all'iscrizione. In Italia condividiamo pienamente l'esigenza di predisporre ed attuare piani o strumenti di gestione che garantiscano la conservazione e la valorizzazione dei beni. L'obiettivo è di affiancare alle tradizionali norme di tutela anche opportuni strumenti che consentano di meglio coordinare ed armonizzare le istanze di conservazione e di promozione culturale con le potenzialità di tipo socio economico che sono presenti in una valorizzazione del patrimonio compatibile con la sua salvaguardia. A tal fine abbiamo chiesto ai responsabili dei siti UNESCO italiani, di dotarsi in tempi brevi di adeguati piani di gestione (anche se alcune interpretazioni sui modi di applicazione di tale strumento sembrano creare inutili difficoltà).
Con questo spirito, il 15 marzo del 2001 l'UNESCO ed il Governo della Repubblica Italiana hanno sottoscritto una Dichiarazione congiunta sulla cooperazione in materia di patrimonio culturale e naturale.Con tale atto le due parti hanno avviato un'attività per l'assistenza degli Stati per rendere la Convenzione uno strumento più efficace per la salvaguardia e lo sviluppo sostenibile delle risorse culturali e naturali, promuovendo la Strategia Globale per una maggiore rappresentatività della Lista e potenziando le capacità di gestione dei siti iscritti. Numerose attività si sono già sviluppate nell'ambito di questo accordo e ritengo che a breve potranno essere conseguiti anche alcuni risultati per un riequilibrio della Lista (a tale proposito troverete nel vostro dossier di documentazione la lista delle attività finanziate con fondi in deposito italiani).
Sono ora molto interessato ad ascoltare i vostri punti di vista per identificare delle proposte concrete, anche per concordare una "linea comune di azione" che potremmo tenere già tra 10 giorni quando la valutazione delle decisioni di Cairns sarà all'ordine del giorno del prossimo Comitato del Patrimonio Mondiale. Al fine di facilitare la nostra discussione troverete nei vostri dossier un allegato, che rappresenta un'ipotesi di lavoro e che ovviamente potrà essere arricchito ed elaborato in base ai vostri interventi.