Nicola Bono - Sito Ufficiale

04/12/2008

FATTI DI AVOLA: L'INTERVENTO DEL PRESIDENTE

Quaranta anni fa Avola veniva proiettata all’attenzione nazionale per una vicenda che sarà tramandata come i “fatti di Avola”, nata inizialmente da una normale rivendicazione salariale, trasformatasi via in un braccio di ferro che sfociò nella tragedia a tutti nota.
Una tragedia da cui sono però germogliate fondamentali conquiste sociali non solo per il nostro territorio ma per l’intero Paese.
Per questo abbiamo ritenuto che la ricorrenza dovesse essere celebrata degnamente, e quindi abbiamo individuato due grandi direttrici:
a) tenere vivo il ricordo dello spirito di giustizia sociale che animò le manifestazioni sindacali di allora;
b) interrogarci sulla attualità di quelle istanze oggi.
In quest’ottica il comitato ha organizzato una serie di iniziative per coinvolgere i giovani, attraverso il meritorio lavoro dei loro insegnanti, tra cui anche quello di approfondire con i testimoni di quei fatti le ragioni e il contesto in cui maturò quel tragico evento; ed ancora l’incontro tra gli storici di ieri e la mostra di pittura che inaugureremo oggi.
Una serie di iniziative per ricordare e capire ciò che accadde, per valutarne l’attualità, per trovare gli antidoti sociali per evitare che possa riaccadere.
C’ero anch’io, e posso dire di essere scampato per una pura fatalità agli scontri.
Ma in realtà cos’era successo?
Le differenze salariali e il caporalato erano due questioni che da tempo costituivano la punta delle rivendicazioni di quel tempo.
Grazie alla lotta dei braccianti Avolesi, e al loro sacrificio, si ottennero:
- l’immediata firma del contratto integrativo provinciale per i lavoratori agricoli;
- l’abolizione delle gabbie salariali
- la riforma del collocamento e l’abolizione del caporalato;
- lo statuto dei lavoratori.
Cosa ci hanno insegnato quei fatti?
Il rispetto della persona umana, attraverso il riconoscimento della sua dignità nel lavoro e quindi della sua libertà dai condizionamenti economici e interpersonali.
Nella società di oggi siamo davvero certi che queste conquiste siano acquisite, o piuttosto assistiamo a vari episodi che indicano come i livelli di libertà e dignità del lavoro non siano ancora soddisfacenti?
Penso a tutte quelle forme di precariato che caratterizzano buona parte del mondo del lavoro e che vanno superate, tenendo presente però l’esigenza di non scadere nella opposta demagogia di teorizzare la lotta ad ogni forma di flessibilità.
Il mondo moderno, e la costante sfida della competitività globalizzata, impone alla classe politica, sindacale e imprenditoriale uno sforzo immane per ricercare soluzioni idonee a garantire da un lato la dignità del ruolo della persona umana di ogni lavoratore e, dall’altro, la sussistenza stessa del lavoro per tutti.
Il primo obiettivo di una classe dirigente è onorare l’articolo 1 della costituzione, e quindi far si che il lavoro, fondamento della Repubblica, sia un bene effettivamente garantito a tutti.
Il possesso del lavoro è la prima condizione di ogni libertà e ciò vale per i cittadini italiani e per gli stranieri, specie extracomunitari, a cui vanno riconosciuti i medesimi diritti nella legalità.
Oggi non sempre è così, ed il caporalato, espulso dal mondo agricolo grazie ai fatti di Avola, viene largamente e vilmente esercitato specie nei confronti degli extracomunitari abusivi.
Ma un altro importante messaggio ereditiamo dagli avvenimenti di 40 anni fa: cessi la mattanza delle morti bianche e siano affermate con forza le regole di sicurezza e tutela dei lavoratori nei luoghi di lavoro.
Non è possibile che si muoia per il lavoro, che per definizione consente la vita e il benessere ai lavoratori e alle proprie famiglie.
Ognuno faccia il suo dovere: gli imprenditori devono investire, i sindacati devono sensibilizzare i lavoratori al rispetto dei protocolli, le istituzioni devono potenziare i controlli e sanzionare ogni violazione.
Voglio concludere con un rammarico e un appello a favore degli eredi di Scibilia e Sigona, perché ottengano giustizia e siano assimilati alle vittime della mafia ai fini del riconoscimento dei loro diritti.
Ricordiamo quindi oggi il sacrificio dei due caduti, dei tanti feriti di quei tragici eventi, forze dell’ordine compresi, e lanciamo un grido forte e chiaro affinché da un lato mai più si muoia per il lavoro e nel lavoro e, dall’altro, sia sempre di più potenziata la dignità del lavoro e di ogni lavoratore.

On. Nicola Bono
Presidente della
Provincia Regionale di Siracusa

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