PROPOSTA DI INTERVENTO PER IL CONVEGNO ARPEA 25 MARZO 2004
LA PELLE DELLA CITTA: TUTELA E CONSERVAZIONE
DEL PAESAGGIO CULTURALE URBANO
Mi complimento con gli organizzatori dell'Arpea per aver organizzato quest'incontro.
Il tema di oggi risulta fortemente legato all'identità di ogni centro urbano e quindi al modo di concepire il restauro, soprattutto del tessuto abitativo delle città, ovvero il tessuto edilizio che caratterizza ogni paesaggio cittadino. A me è capitato, per la carica che rivesto, di imbattermi a volte in metodi di restauro che potrei definire senza dubbio barbari che,piuttosto che creato, hanno devastato i principi di conservazione e di fruibilità.
Credo che uno degli elementi fondamentali per caratterizzare una capacità di intervento, che non si limiti alla mera e stanca tutela, sia stabilire metodologie di verifica degli interventi e definire ciò che si intende per tutela e per intervento culturale di restauro. Il vero problema, infatti, non è solo tutelare, è operare per la conservazione dell'uso tradizionale del bene tutelato, affinché questo uso tradizionale venga assicurato alle generazioni future, cioè mantenere, per quanto possibile, la funzione attiva. Così posta la questione della tutela cambia rispetto a come tradizionalmente si è concepita l'attività di restauro.
Ma la nostra attenzione non si deve focalizzare solo su gli interventi di recupero. Si deve pensare anche alle nuove costruzioni, in modo che siano compatibili con il tessuto storico.
Il tema della qualità dell'edilizia contemporanea in Italia è di grande attualità. Per decenni lo sviluppo edilizio e infrastrutturale è stato attuato senza attenzione alla qualità delle opere in rapporto con il paesaggio e con la storia millenaria del nostro Paese. Ora finalmente questo fondamentale settore della vita pubblica riceve la giusta attenzione.
Per sanare gli scempi compiuti al nostro paesaggio e alle nostre città, dobbiamo avere la capacità di pianificare gli interventi sul territorio; ma soprattutto dobbiamo imparare a costruire, puntando non soltanto sulla funzionalità e sulla immediata convenienza economica, ma sulla qualità.
L'approvazione il 24 luglio scorso da parte del Governo italiano del disegno di Legge quadro sulla qualità architettonica segna una netta inversione di tendenza rispetto al passato. Il disegno di legge è stato promosso dal MiBAC, con l'impegno della Direzione Generale per l'architettura e l'arte contemporanea e con il contributo del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e del Consiglio Nazionale degli Architetti.
La nostra iniziativa legislativa si propone di dare seguito alla Risoluzione europea del 2001. Il suo scopo principale è raggiungere più elevati standard di progettazione e di realizzazione delle opere pubbliche e delle infrastrutture, per contribuire alla salvaguardia del paesaggio e al miglioramento della qualità estetica delle città.
Per rimediare all'alterazione degli equilibri secolari del tessuto urbano italiano e dei suoi valori paesaggistico-ambientali, è indispensabile ribadire il ruolo fondamentale dell'architettura per una riqualificazione degli spazi urbani e rurali.
Ritengo che questa legge potrà costituire un importante stimolo per acquisire una maggiore consapevolezza dell'importanza che il contesto architettonico riveste per la qualità della vita dei cittadini, come afferma la Risoluzione europea, della quale vorrei richiamare questo concetto: un'architettura di qualità, migliorando il quadro di vita ed il rapporto dei cittadini con il loro ambiente urbano, può contribuire efficacemente alla coesione sociale, nonché alla creazione di posti di lavoro, alla promozione del turismo culturale e allo sviluppo economico regionale.
Credo valesse la pena ribadire quale politica il governo intende attuare sulla qualità architettonica. Ma ora vorrei tornare a un tema trattato in precedenza dai relatori che mi hanno preceduto: l'artigianato e i mestieri legati all'attività di restauro; tema che peraltro si lega proprio all'ultimo passo del brano della Risoluzione europea che ho citato pocanzi.
L'artigianato e i mestieri sono parte integrante della nostra cultura da secoli. Lo sono al pari dei monumenti e dei beni culturali in genere. In altre parole sono un bene culturale, seppur immateriale. Io credo che la scommessa per il domani sarà proprio riuscire a valorizzare come un unicum, i beni culturali materiali e immateriali.
Riuscendo in questo otterremo un doppio se non triplice risultato: in primo luogo recupereremmo un patrimonio peculiare italiano unico nel suo genere. Ma soprattutto utile, come si detto, alla tutela e alla valorizzazione del nostro patrimonio. In secondo luogo legheremmo quest'ultimo a un contesto territoriale e umano ancora vivo, attivo proprio per la conservazione del patrimonio. In ultima istanza daremmo la possibilità di sviluppare il settore del turismo culturale, dando la possibilità a chi visita il nostro Paese di andarsene con un prodotto, un manufatto, un'opera che non sia semplice espressione di folklore, ma una testimonianza diretta e reale della cultura, della civiltà che ha prodotto il monumento o ha disegnato il paesaggio rurale appena visitato. Per ora il governo ha posto le basi, ha compreso quali strumenti potessero servire. E' stata una fase complessa e resa più difficile anche dal contesto economico sfavorevole. D'ora in poi sarà necessario rimboccarsi le maniche e il vostro aiuto, i vostri suggerimenti saranno non solo utili, ma direi indispensabili per ottenere gli obiettivi che ci siamo prefissi.