Nicola Bono - Sito Ufficiale

21/01/2003

"Le città tardo barocche del Val di Noto" nella Lista del Patrimonio Mondiale dell'UNESCO: un traguardo ed un impegno

Lo scorso giugno 2002 otto Comuni della Sicilia Sud Orientale (Caltagirone, Catania, Militello Val di Catania, Modica, Noto, Palazzolo Acreide, Ragusa e Scicli) hanno raggiunto un ambìto traguardo: l'iscrizione nella Lista del Patrimonio Mondiale dell'UNESCO con il titolo "Le città tardo barocche del Val di Noto". È stato così formalmente sancito che il loro patrimonio urbanistico ed architettonico rappresenta una testimonianza culturale di eccezionale valore universale. Il Comitato del Patrimonio Mondiale, cui spetta tale compito, ha motivato questo prestigioso riconoscimento sottolineando il valore della grandiosa azione collettiva di ricostruzione di un ampio territorio distrutto dal catastrofico terremoto del 1693. Tale opera è stata portata a termine nello stile barocco proprio di quel periodo e, anche secondo il giudizio dell'UNESCO, con risultati di grande livello artistico ed architettonico, con soluzioni urbanistiche innovative ed originali.

Questo importante riconoscimento non è stato raggiunto facilmente. La predisposizione del dossier per l'UNESCO ha richiesto tre anni di lavoro, e l'istruttoria della candidatura, avviata nel 2000, è stata lunga ed accurata ed ha attraversato momenti di grande difficoltà, come quando,nel giugno del 2001,„ fu espresso un primo parere negativo. Da allora è stata impressa„ un' accelerazione alle procedure. In particolare, si è attuata la strategia che ha portato al successo: riconoscere priorità alla redazione del piano di gestione, la carenza del quale, insieme al sovradimensionamento del sito, costituiva„ „ una delle cause della„ mancata approvazione.
Il risultato positivo„ è stato conseguito utilizzando proprio il piano di gestione quale strumento non solo per assicurare la continuità e solidità delle azioni di tutela, ma anche per ribadire la unitarietà del "Val di Noto", anche se„ articolata„ in ben otto centri urbani.

Ma il piano di gestione è anche uno strumento valido,„ non solo per il "Val di Noto", per definire una strategia che, attraverso la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale, consenta di ottenere vantaggi di natura economica e sociale. Il piano di gestione, quindi, come strumento per individuare e reperire risorse economiche, soggetti responsabili e attività di valorizzazione sostenibili.

Eccoci di fronte ad una sfida che impegna tutti: Stato, Regione e Comuni. Sollecitati dall'UNESCO, abbiamo assunto l'onere di gestire nel miglior modo possibile un patrimonio che è oggi condiviso da tutta l'umanità. Questo impegno rappresenta un'occasione di crescita culturale ed economica da non perdere. Infatti il patrimonio urbano e monumentale riconosciuto dall'UNESCO rappresenta solo un repertorio di casi esemplari ed eccellenti: oltre agli otto centri urbani del Patrimonio Mondiale, esiste un esteso territorio con decine di centri storici, monumenti, aree archeologiche, paesaggi, lavorazioni artigianali, prodotti enogastronomici ed una cultura immateriale di tradizioni popolari, religiose e laiche, insomma tutte quelle specificità culturali non confuse nella globalizzazione. La conoscenza, la conservazione ed il restauro di tale patrimonio con tutte le professionalità che vi sono connesse, costituiscono importanti elementi di un sistema economico territoriale basato sulla cultura.
In tal senso il primo settore da potenziare, anche in vista dei benefici economici che ne derivano, è quello del turismo culturale. In quest'ambito sono state avviate alcune importanti iniziative, in termini operativi, attraverso le previsioni della nuova Legge quadro nazionale sul turismo che, con un approccio del tutto„ innovativo, prevede la realizzazione dei "sistemi turistici locali", attraverso i quali si intende realizzare uno sviluppo sostenibile basato sul corretto utilizzo del patrimonio culturale, materiale e immateriale. Non più, quindi, soltanto i beni culturali materiali, il castello, la chiesa barocca, l'area archeologica o le vestigia greco-romane, bensì anche i beni culturali immateriali e cioè le tradizioni popolari, gli usi e costumi, nonché i prodotti enogastronomici.
Il "Sistema Turistico Locale" è quindi una società di capitali mista, pubblico-privata, che ha lo scopo di individuare il "Prodotto Turistico Locale", quale risultato del contesto artistico, storico e architettonico, dei valori, dei colori, dei sapori, in una parola della qualità della vita, che si sono formate nella stratificazione dei secoli in un determinato luogo che, per questo, costituisce un microcosmo unico, originale, irripetibile.
Insomma si tratta di attuare una strategia di competizione territoriale per favorire lo sviluppo.
In conclusione, dunque, il riconoscimento ricevuto - e ricordato con la mostra e con questo catalogo - premia la qualità del patrimonio che abbiamo ereditato e l'azione di chi oggi l'ha voluto e saputo presentare a livello internazionale. Ma l'inserimento nella Lista dell'UNESCO costituisce anche uno stimolo per avviare un nuovo grande sforzo collettivo su scala nazionale, regionale e locale per la riqualificazione del contesto di vita delle popolazioni, per il miglioramento delle loro condizioni economiche, ma anche e soprattutto per individuare una strategia di sviluppo stabile, capace di riscattare economicamente e socialmente un'area tanto bella quanto, da un punto di vista produttivo, ancora depressa.
Sono certo che in questa azione„ il Governo e l'Amministrazione per beni e le attività culturali non mancheranno di fare la loro parte.

ARCHIVIO STORICO
02/09/2008
12/04/2005
12/10/2004
22/03/2004
28/10/2003
13/09/2002