Nicola Bono - Sito Ufficiale

La tutela dei Beni culturali

Il passato dell'Italia è inestricabilmente collegato al suo futuro. Conservare un ricco patrimonio di beni culturali e luoghi storici e, contemporaneamente, assicurare una continuità nella produzione artistica in ogni settore è il compito del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
Il patrimonio artistico e culturale italiano è una fragile eredità che deve essere protetta con lungimiranza. L'Italia ha la grande responsabilità di gestire saggiamente questo patrimonio. Ma oggi deve soprattutto far fronte alla sfida di contemperare la conservazione dell'arte con lo sviluppo economico.
Nel Paese si è diffusa negli ultimi anni una maggiore consapevolezza della necessità di difendere i beni artistici e paesaggistici e l'ambiente col quale formano un insieme inscindibile; tuttavia l'instabilità politica, fino al recente passato, non ha permesso di attuare una strategia efficace di prevenzione dei rischi. E'evidente che, senza una politica di conservazione programmata, non sarà possibile realizzare una politica di fruizione turistica che possa fronteggiare l'agguerrita concorrenza degli altri Paesi, certamente meno ricchi del nostro in questo campo, ma capaci di organizzare un efficiente sistema di accoglienza, tale da creare un indotto che occupa decine di migliaia di persone e incide in modo considerevole sul prodotto interno lordo.
Eppure per storia e patrimonio artistico l'Italia è probabilmente il luogo più conosciuto al mondo. Purtroppo, al di là delle dichiarazioni di circostanza o degli occasionali trionfalismi, il nostro Paese fino a qualche anno fa non si è distinto nell'organizzazione sistematica del turismo culturale. La combinazione di tutela e conservazione con lo sviluppo economico del patrimonio artistico non è per l'Italia una possibilità tra le tante, ma una necessità inevitabile e urgente. Inoltre, le recenti riforme costituzionali che decentrano molte competenze, rendono improcrastinabile un coordinamento nazionale delle diverse politiche regionali e locali legate al turismo.
La ricchezza culturale italiana deve essere dunque strettamente collegata col turismo. Luoghi di universale interesse possono incrementare notevolmente il turismo. Secondo stime dell'Unesco, nel primo anno dopo l'iscrizione di un nuovo sito nella Lista del Patrimonio dell'Umanità si verifica un aumento del 40% di visite turistiche. L'Italia, dopo anni durante i quali si è trascurata molto la Lista, è oggi divenuta leader nel mondo per numero di iscrizioni. Ma le stime dell'Unesco prevedono standard infrastrutturali e di accoglienza che pochi siti italiani riescono a soddisfare.
Il turista culturale, inoltre, è un viaggiatore esigente: ospitalità, cucina, vini, tradizioni e musiche locali costituiscono parti essenziali della scelta di visitare un luogo. L'Italia, peraltro, ha una ricchezza di culture e di tradizioni regionali che rende necessari interventi diversificati. Ciascuna regione, cioè, ha bisogno di un proprio piano di sviluppo del turismo culturale.
Per monitorare la situazione e coordinare l'attività del governo nel settore del turismo culturale è stato istituito un organismo interministeriale, una sorta di CIPE del turismo.
Attraverso tale organismo sarà più agevole capire le priorità degli interventi pubblici anche infrastrutturali da attuare. Il tavolo consentirà alle diverse entità che ne fanno parte - Attività produttive, Beni e attività culturali, Infrastrutture e trasporti, Ambiente, nonché Regioni, Province e Comuni - di confrontarsi sulle scelte da compiere, coordinando i diversi interventi e mettendo fine, una volta per tutte, a quel nefasto frazionamento di azioni che hanno relegato la politica turistica ad argomento di propaganda elettorale anziché elemento trainante dell'economia del Paese.
Il turismo culturale è sicuramente il segmento più attraente e con maggiori potenzialità di crescita del settore; il turista sceglie il nostro Paese non solo per i nostri monumenti artistici e storici, ma anche per vivere una realtà, un sistema di vita che si è sedimentato nei secoli, fatto di tradizioni popolari, sapienza artigianale e ricchezza enogastronomica. Questa è la grande risorsa non sfruttata del nostro Paese.
Il settore del turismo culturale può essere quindi il comparto strategico per essere competitivi sul piano internazionale. Ciò vale soprattutto per il Mezzogiorno.
Ma la mancanza di strutture è certamente una delle cause principali del mancato sviluppo del sud. Spesso, quando affronto l'argomento paragono, in modo esemplificativo, i numeri della ricettività alberghiera siciliana di circa 80.000 posti letto, a quella della sola Rimini che ne vanta ben 110.000. Il confronto è illuminante, i numeri parlano chiaro e offrono un quadro ben preciso del ritardo della realtà meridionale.
Il governo si pone oggi come obiettivo trasformare il concetto di bene culturale in un fattore propulsivo, capace di attrarre risorse e di innescare processi di sviluppo economico e sociale, attraverso una politica, che nel passato non abbiamo avuto, finalizzata alla risorsa cultura come elemento capace di produrre sviluppo economico e sociale. Non è un caso che l'art. 33 della finanziaria del 2002, fortemente voluto dal Governo, ha introdotto delle importanti innovazioni prevedendo la possibilità per i privati, per la prima volta,di vedersi affidata la gestione di musei, delle aree archeologiche e paesistiche. Investire in cultura può essere anche un occasione di formidabile rientro economico. Ma non sfruttando il bene culturale come una mucca da mungere, ma per l'indotto che esso può creare.
Ancora. La legge quadro turismo, non ha ancora avuto piena attuazione. Occorre far vivere i“Sistemi Turistici Locali", quale strumento di individuazione, realizzazione e promozione del “prodotto turistico locale"e cioè di una entità composita capace di esprimere l identità culturale di aree geografiche delimitate. Un' offerta differenziata, eterogenea e vincente che comprenderà a un tempo l'opera d'arte e il prodotto artigianale, l'aspetto del paesaggio e il prodotto enologico o gastronomico. In altre parole il patrimonio materiale e immateriale organizzato in offerta culturale e turistica attraente.
Per realizzare questa linea d'indirizzo occorre però un grande impegno comune. A questo proposito trovo però del tutto controproducenti le decisioni di alcuni amministratori di Enti Locali che in città d'arte e in riserve naturali stanno introducendo tasse d'ingresso turistiche inopportune e che potrebbero tramutarsi in pericolosi boomerang seguendo proprio la logica della mucca da mungere.
Le card agevolano la fruizione dei sevizi e dei siti. Ma credo sia indispensabile che le singole iniziative che hanno adottato Regioni, Province e Comuni debbano confluire in una strategia nazionale. Inoltre è indispensabile individuare dei percorsi e mettere in moto meccanismi di promozione all'estero. L'immagine della cultura italiana nei nostri uffici di promozione deve mutare. Fino ad oggi l'Italia è stata, anche giustamente, Firenze, Roma, Venezia e tutti gli altri luoghi più conosciuti nel mondo. Ora si devono far conoscere le mille realtà locali, le loro tradizioni secolari, in una parola si deve far conoscere l'Italia tutta intera, dalle Alpi a Capo Passero. Solo dopo aver attuato questa strategia si potrà lanciare con successo uno strumento come quello della card a livello nazionale.
Il livello di competitività internazionale di tutti i settori dell'economia è cresciuto molto più in fretta di quanto il nostro sistema potesse immaginare. Questo fenomeno ha investito anche il turismo. L'Italia ha attuato solo una politica di incentivi senza riuscire a fare sistema. Non ha fatto crescere insomma una cultura imprenditoriale che facesse crescere l'industria del turismo.
In conclusione: in questi due anni e mezzo abbiamo posto le basi per una politica culturale nuova che sappia far convivere lo sviluppo nella tutela. Ora si deve continuare a lavorare per far funzionare gli strumenti istituzionali e normativi introdotti. Sarà un lavoro lungo e difficile, ma certamente raccoglieremo risultati dei quali, senza retorica, penso si potrà esser fieri.

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