Come presidente Onorario del Comitato per le Celebrazioni del 1700° della scomparsa di Santa Lucia sono molto contento di aprire questo convegno di grande livello culturale. Dedicare un convegno alla luce nel ciclo di manifestazioni di celebrazione dedicate alla nostra Patrona è un’iniziativa intelligente e profonda che evoca in noi scenari vastissimi.
Viste le autorevolissime presenze in materia di illuminazione divina e trascendente - che certamente forniranno a noi tutti spunti di riflessione e ci guideranno alla scoperta di questo concetto così alto - io mi limiterò a suggerire alcuni spunti per così dire più “terreni”.
Io credo che per siciliano, e in particolare per un siracusano, la luce sia qualcosa che accompagna l’esistenza in modo costante. Nascere in questa terra vuol dire portare dentro di sé l’energia della luce, sempre. Certo, i siciliani sanno vivere e adattarsi benissimo anche a vivere in tanti posti del mondo dove di luce ce ne assai poca, dove vedere il sole splendere è un evento raro. Ma portano dentro di loro la luce della Sicilia. In fondo questa sensazione così fisica, in certi momenti riesce a diventare un concetto spirituale e si rafforza in noi la comprensione anche dell’aspetto mistico della luce.
D’altra parte che la nostra sia la terra della luce non siamo solo noi siciliani a dirlo. Basta leggere il Viaggio in Italia nel quale Goethe, -straordinario esponente di quella generazione che “inventò” il Grand Tour - scriveva:
Senza la Sicilia l'Italia non forma un quadro nell'anima; qui soltanto è la chiave per capire il tutto. L'isola si rivela come isola della luce e al tempo stesso come miniera degli affetti umani: famigliari e amorosi.
Sono parole che ovviamente ci riempiono d’orgoglio e ci fanno capire quanto sia importante per noi siciliani, per la nostra identità, la luce. E’ la luce che rende i nostri paesaggi unici nel mondo. E’ luce che fa crescere in modo così speciale i nostri frutti. Ed è luce che ci rende come scriveva Goethe una terra “miniera degli affetti”.
Io credo che mondo fisico e terreno e mondo celeste e spirituale trovino qui, nella nostra terra, un felice incontro. Proprio il convegno di oggi ne è una conferma chiara.
E anche in questo caso è un grande poeta -anche lui un viaggiatore, come Goethe, il francese Guy de Maupassant che ci aiuta a sintetizzare, a trovare parole imperiture per capire e svolgere meglio questo concetto:
L'azzurro quindi ci avvolge da tutte le parti. Siamo in piedi su un monte sorprendente, uscito dalle nuvole e annegato nel cielo che si stende sulle nostre teste, sotto i nostri piedi, dappertutto. Qui c’è Dio.
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