Nicola Bono - Sito Ufficiale

Legge per lo spettacolo

Convegno Una legge per lo spettacolo
Teatro Valle, 23 gennaio 2003

Intervento On. Nicola Bono
Sottosegretario Ministero Beni e Attività Culturali

La mia presenza è motivata dall'attenzione che il governo rivolge a tutte le problematiche legate al nuovo assetto costituzionale e quindi anche, nello specifico, alla questione legata ai rapporti, nei confronti del mondo dello spettacolo, tra i vari livelli istituzionali.
Dobbiamo fare una premessa.
Ci troviamo a discutere di queste questioni in un momento particolarmente delicato perché siamo ancora in corso d'opera: il titolo del convegno è un titolo che sembrerebbe partire da un dato definito; noi siamo invece in una fase di rivisitazione della modifica del Titolo V. Così com'è stato modificato esso appare scritto in modo da non definire in maniera netta i confini tra i livelli istituzionali e soprattutto, appare privo del necessario coordinamento con gli altri articoli della costituzione. Quindi, partire dal Titolo V modificato è doveroso; c'è stato in ogni modo un voto del Parlamento, anche se il voto è stato espresso a maggioranza risicatissima. In effetti ci troviamo davanti ad una modifica della costituzione che non solo è stata fatta con una maggioranza, come dicevo, risicatissima, ma che è stata anche fatta in maniera affrettata, a fine legislatura, per portare comunque un prodotto a casa, per poter dire che si era realizzata una svolta federalista nel nostro paese. E' un'impostazione giuridico - costituzionale sbagliata, che è la madre di tutte le contraddizioni, che ha determinato livelli di difficoltà nei rapporti tra Stato e Regioni e che è foriera di contenziosi di carattere amministrativo e non solo, che fa invocare da più parti il recupero del buon senso attorno a queste problematiche. Purtroppo il buon senso si basa, in diritto, su dati giuridicamente certi, perché non possiamo affrontare nessuna questione giuridica destinata ad influire sui diritti e i doveri dei cittadini, soltanto ispirandoci ad un principio di buona volontà, perché ciò sarebbe qualunquismo, nonché la negazione dello stato di diritto.
Lo stato di diritto presuppone il buon senso alla base della formazione della norma, non dopo la formazione della norma per vedere come adattarla.
Abbiamo bisogno di assegnare principi certi e tra questi alcuni sono evidenti. Non nego che molte attività di spettacolo siano legate al territorio; ma reputo grave affermare che le attività di spettacolo non debbano essere confuse con le attività culturali, perché così si va da un'estremizzazione all'altra. Cerchiamo piuttosto di fissare bene alcuni principi: lo spettacolo è strettamente connesso alla cultura e la cultura è un bene non frazionabile per principio e per definizione. All'interno di questo principio generale e, quindi, all'interno del principio attraverso il quale bisogna definire un percorso che ci consenta di avere una visione unitaria della gestione complessiva della cultura di cui lo spettacolo è parte integrante, occorre individuare quali sono le azioni dove il collegamento con il territorio e il conseguente coinvolgimento istituzionale di enti diversi dallo Stato, non solo va riconosciuto per comune buon senso, ma è doveroso riconoscerlo perché istituzionalmente, costituzionalmente e giuridicamente appartiene alla loro sfera di competenze. Dunque la strada maestra è quella che si sta percorrendo.
Il disegno di legge La Loggia consente di avere la fissazione del quadro di riferimento all' interno del quale si interverrà con i decreti legislativi: quindi nei decreti legislativi, che saranno scritti a integrazione, modifica e definizione dei percorsi collegati alla riforma del Titolo V della Costituzione, vanno indicati nella maniera più precisa possibile, i principi di riferimento delle materie che stiamo trattando e assegnate le competenze esclusive e concorrenti. All'interno delle materie che saranno ritenute concorrenti, va definito poi il riferimento allo Stato, il quale non ha potere regolamentare perché quello spetterebbe alle Regioni e allo Stato resterebbe solo il compito di definire le leggi di principio e di riferimento.
Discutere ora in conformità a una norma che tutti riconoscono insufficienti è utilissimo perché è materia di discussione, confronto, approfondimento, ma occorre non perdere mai la consapevolezza che è anche materia non definitiva.
Abbiamo una serie di problemi, di difficoltà operative che sono derivanti da questa confusione di base: c'è una sentenza del Consiglio di Stato che riguarda quali regolamenti per la prosa adottare; ci sono una serie di difficoltà diffuse; ci sono ricorsi presentati al TAR da varie regioni su argomenti vari. Occorre trovare soluzioni che consentano di andare avanti, che non penalizzino gli operatori, che non consentano di avere momenti di iato tra la norma e la sua applicazione. E' però anche necessario che questa situazione di difficoltà momentanea ci spinga ad essere il più veloci possibile nella realizzazione della riforma definitiva.
Un ultimo concetto: spesso in questo scontro tra Stato e regioni, tra federalisti e centralisti si dimentica o si occulta l'interesse primario che per la pubblica amministrazione è la difesa dell'interesse pubblico, dei cittadini, degli operatori, dei fruitori.
A volte in questo scontro titanico tra istituzioni, in cui pare che l'unico interesse sia quello di accumulare più potere possibile rispetto all'ente antagonista, si dimentica che la finalità dell'esistenza dello Stato e quindi delle Regioni, Comuni e Province è quello di trovare l'assetto migliore per dare servizi e risposte ai cittadini.Io credo che per lo spettacolo questo obiettivo non debba mai essere occultato, ma debba sempre essere tenuto presente. Ciò in attesa che il buon senso ci porti a codificare una legge e a portarla allo stadio di essere applicata, per garantirne finalmente quella certezza del diritto che le nostre tradizioni giuridiche impongono.

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