La presente intervista riguarda il caso Poggiomarino (Napoli), in particolare il villaggio protostorico in località Longola, ricadente nel territorio di competenza della Soprintendenza Archeologica di Pompei, minacciato, anzi già in parte distrutto, dall'aggressiva costruzione in cemento armato di un depuratore del fiume Sarno, il fiume più inquinato d'Italia. On.le Bono Lei, Sottosegretario di Stato ai Beni Culturali, è già intervenuto provvidenzialmente bloccando i lavori del depuratore; dopo alcuni mesi di tregua, pare che le ostilità riprendano. La comunità scientifica confida nei Suoi poteri istituzionali, nella Sua sensibilità e nel rigore morale che caratterizza il Partito a cui appartiene.
1) On.le Bono, la "Convenzione europea per la protezione del patrimonio archeologico" adottata a Londra il 6 maggio 1969 ed entrata in vigore per l'Italia il 17 dicembre del 1974, ed in particolare la "Convenzione europea per la tutela del patrimonio archeologico" (revisionata) adottata a La Valletta il 16 gennaio 1992 ma non ancora entrata in vigore in Italia, contengono un interessante concetto in materia di protezione e trasmissione del patrimonio archeologico, fonte della memoria collettiva europea: la creazione di "riserve" per la conservazione di testimonianze materiali, che potranno costituire oggetto di scavi da parte delle future generazioni di archeologi. Considerando che la sensibilità della collettività nei confronti del patrimonio archeologico non è omogenea, e i rischi del degrado e della dispersione del patrimonio sono costantemente in agguato, Le chiediamo se non ritenga doveroso accelerare l'entrata in vigore in Italia della suddetta Convenzione revisionata?
Colgo l'occasione per dire che il Governo sta seguendo la questione della ratifica della cosiddetta“Convenzione di Malta alla quale Lei fa riferimento. Prossimamente presenteremo la legge per l'entrata in vigore della Convenzione, lasciata inspiegabilmente nel dimenticatoio nella passata legislatura. Tutti gli strumenti di coordinamento e collaborazione tra gli Stati, soprattutto tra quelli aderenti al Consiglio d'Europa, sono da tenere nella più alta considerazione. Detto ciò, vorrei precisare che la nostra legislazione, e precisamente il Testo unico 490 del 1999, già offre ampi strumenti di tutela e dà la possibilità - come dimostra l'iniziativa che ho portato a termine proprio sul sito di Poggiomarino - di tutelare il nostro patrimonio archeologico.
La Convenzione di Malta, come Lei ricorda, fa riferimento alla creazione di riserve archeologiche un concetto interessante che tuttavia, in parte, già viene seguito in quell'area. Pur non chiamandosi esattamente così, il territorio di competenza della Soprintendenza autonoma di Pompei è di fatto una riserva archeologica.Certo è una zona fortemente urbanizzata, ma ritengo si possano e si debbano soddisfare, contemporaneamente, il rigore nella tutela del patrimonio e i diritti di chi vive nei paesi degli agres pompeianus e stabianus. A questo proposito credo sarà utile confrontarsi sulla creazione di nuove forme di tutela tra le quali potrebbe essere sviluppato anche il concetto diriserva archeologica.
2) Allora Le chiediamo se il concetto di "riserva" non sia applicabile a molti distretti archeologici, noti in quanto tali agli studiosi, anche in mancanza di vestigia affioranti, e in particolare non sia da applicare al comprensorio di Poggiomarino, località Longola, e della valle del Sarno, fiume lungo il cui corso dovevano esistere analoghi insediamenti perifluviali. Non Le sembra il caso di tutelare questo ampio distretto attribuendo ad esso i connotati di una "riserva"? Riserva inviolabile, dove nessun progetto di depuratore potrà mai più essere approvato, e dove gli insediamenti archeologici censiti in base a ricognizioni possano essere preservati per le future generazioni?
Come le dicevo approfondire nuove forme di tutela non può che aumentare le possibilità di valorizzazione e fruibilità di quelle vestigia, che siano scoperte o meno. Anche per condurre l'enorme flusso turistico, che oggi si concentra quasi tutto su Pompei, su nuovi percorsi, definendo un distretto turistico culturale tra i più ricchi del Paese. Dunque credo sia doveroso approfondire le ricerche per verificare l'esistenza di altri villaggi lungo il Sarno simili a quello di Longola. Detto ciò non possiamo dimenticare le esigenze di chi vive oggi quel territorio. In altre parole si deve bonificare un fiume che oggi purtroppo risulta nella lista nera dei più inquinati, come Lei prima ricordava. E' apparentemente una quadratura del cerchio, ma se le parti interessate, Governo, Regione, enti locali e le altre autorità coinvolte sapranno far prevalere l'interesse comune penso si possa trovare una soluzione virtuosa.
3) On.le Bono il cardine della politica dei beni culturali, e in particolare archeologici, è la tutela, il Ministro Urbani ha da poco istituito una Commissione ad hoc con autorevolissimi componenti, tra questi il Prof. Salvatore Settis, direttore della Scuola Normale di Pisa. Potrebbe anticiparci gli orientamenti di questa Commissione ministeriale in materia di tutela archeologica e in particolare di archeologia preventiva che, come recita l'art.6 della suddetta Convenzione europea (revisionata) purtroppo non ancora entrata in vigore in Italia, al comma i), prevede che ogni Parte si impegni ad aumentare i mezzi materiali dell'archeologia preventiva?
La Commissione sta lavorando a pieno ritmo. Ma, trattandosi di una revisione del Testo unico - dovendo cioè scrivere un nuovo“Codice dei Beni culturali" credo sia presto per darle anticipazioni sul lavoro svolto. Certamente la tutela archeologica sarà un pilastro del nuovo impianto normativo. La volontà politica di aumentare i mezzi e le risorse dell'archeologia preventiva c'è. Dobbiamo agire in un percorso reso stretto da motivi di bilancio. La finanza allegra dei decenni scorsi ci obbliga a un regime di austerità ancora per qualche anno. Ma le assicuro che da parte del Governo c'è la ferma intenzione, più volte manifestata, di investire nella cultura e nel nostro immenso patrimonio artistico.