Si riporta integralmente l'intervento dell'On. Bono apparso sulla "Sicilia" del 25 giugno.
"C'è un grande buco nero nella politica italiana, che è rappresentato dalla incapacità di risolvere la questione meridionale, che a sua volta, nasce da una precisa scelta politica che risale alla Costituzione dell'Unità D'Italia. Non si tratta di rilanciare politiche rivendicazioniste, né revisioniste, ma credo sia indiscutibile che fino alla fine del XIX secolo, e quindi per circa 40 anni dopo l'unità, ancora non esisteva una questione meridionale, ed il Sud, tutto, rispetto a gran parte del Nord, godeva livelli reddituali e di qualità della vita superiori. A conferma di ciò basta guardare i flussi di emigrazione, che per tutto l'800 evidenziano la costante supremazia delle partenze di italiani del Nord, e che solo con il ‘900 si assiste a un lento sorpasso da parte delle Regioni del Sud. Le scelte politiche dei governi post unitari, di concentrare gli investimenti pubblici, e quindi orientare quelli privati nel triangolo Milano - Torino - Genova, e l'assenza di strategie per il Sud, ritenuto forse sufficientemente autonomo per fare da solo, hanno cambiato, capovolgendola, la storia dello sviluppo nazionale.
La questione meridionale è quindi tutta politica, e avrebbe dovuto imporre una terapia di riequilibrio altrettanto determinata da parte della politica.
Invece la storia dell'intervento straordinario prima e ordinario poi per il riequilibrio territoriale delle aree meridionali, è quanto di più vergognoso sia mai stato concepito dall'inefficiente sistema politico nazionale. Una storia di malversazioni, truffe, sprechi, inconcludenze e inefficienze, ha portato alla vanificazione di qualsiasi capacità a risollevare le sorti del Sud. Non hanno fatto eccezione, quanto almeno alle inconcludenze e inefficienze l'utilizzo delle risorse dell'UE. In questi giorni abbiamo registrato il fallimento della precedente governance dell'autorità di gestione del POIN, Attrattori Cultura e Turismo, con la sostituzione nelle funzioni di autorità di gestione della Regione Campania, con il Ministro delle Regioni, nel disperato tentativo, a 4 anni dall'avvio del programma (2007 - 2013) di scongiurare il naufragio dello stesso e la perdita di oltre un miliardo di Euro. C'è stato il passaggio di consegne, con qualche mal celata insofferenza da parte delle 4 Regioni ex obiettivo convergenza (Campania, Sicilia, Puglia e Calabria), ma nessuno è arrossito, né ha chiesto scusa, né sarà chiamato a nessun livello a rendere conto di tale palese incapacità. Quattro anni sprecati, buttati al vento, negando ad un'area territoriale con livelli di disagio sociale altissimi, e tassi di disoccupazione spaventosi, enormi risorse che, per la prima volta nella storia, l'UE aveva messo a disposizione in settori chiave come Cultura e Turismo, per avviare azioni per organizzare il territorio a diventare elemento di attrazione di investimenti privati capaci di determinare un virtuoso percorso di sviluppo sostenibile.
Quattro anni persi a fare riunioni per definire regolamenti, procedure, modalità comportamentali, e neanche un minuto per valutare cosa concretamente andava fatto per utilizzare al meglio le risorse. Quattro anni senza neanche abbozzare l'unico strumento che avrebbe consentito il corretto utilizzo delle risorse, e cioè il Piano Integrato degli interventi, che avrebbe dovuto costituire l'anima della Programmazione per il raggiungimento degli obbiettivi di sviluppo. In sua vece, sono stati varati in ultimo e prima del passaggio di competenze dalle Regioni al Ministero, i cosiddetti "progetti di prima fase", che altro non sono che i vecchi "Progetti sponda" e cioè progettualità in avanzata fase di realizzazione, con fondi diversi e all'interno di altre logiche programmatiche, il cui unico scopo è quello di scongiurare lo storno dei fondi UE non utilizzati. Una storia che si ripete, ma che è alla base del fallimento della politica di coesione. Perché non ha alcuna importanza evitare di perdere i fondi spendendoli a caso, ma ciò che dovrebbe veramente contare è la qualità della spesa e la sua coerenza con i progetti di sviluppo che si vogliono avviare. L'UE aveva correttamente, individuato i grandi comparti di Turismo e Cultura, come strategici per l'utilizzo di risorse certamente significative e compatibili per uno sviluppo sostenibile delle aree meridionali, fortemente caratterizzate da un ingente patrimonio culturale, ma prive di strutture e infrastrutture per una strategia di sviluppo fondata sul Turismo Culturale. Non solo tutto ciò finora non è stato fatto, ma sono stati approvati progetti e opere che con questo obbiettivo non hanno nulla a che vedere. A tutt'oggi non c'è uno straccio di idea su come utilizzare correttamente queste risorse e, anche quando qualcuno del partnariato sociale ha avanzato proposte di contenuto, chi aveva responsabilità ha sdegnosamente ignorato qualsiasi suggerimento. Non rimane che confidare sulla nuova autorità di gestione, che sappia utilizzare il poco tempo rimasto fino al 2013 per ribaltare questo stato allucinante di cose, mentre sarebbe utile a tutti avere una risposta almeno ad una domanda: come sono stati utilizzati finora le ingenti risorse recuperate grazie ai "Progetti Sponda", cui si è ricorsi nelle varie programmazioni dei Fondi UE, finora clamorosamente fallite?."
NICOLA BONO
Presidente Provincia Regionale di Siracusa - Componente Comitato Vigilanza Poin Attrattori Cultura e Turismo