Nicola Bono - Sito Ufficiale

02/09/2005

Lettera del Sottosegretario Bono al Corriere della Sera

Egregio Direttore

in merito all'articolo di Carlo Bertelli, apparso sul Corriere della Sera del 29 agosto scorso, nel quale si auspicava la donazione, alla Slovenia, di alcune opere d'arte provenienti dall'Istria, esposte nella Mostra Histria al Museo Rivoltella  di Trieste, vorrei esprimerle la mia posizione e di conseguenza quella del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
In via di principio, ritengo del tutto inopportuno che si tenti di aprire la delicatissima questione di chi sia legittimato al possesso delle opere d'arte nel Mondo. Ciò non solo per l'impossibilità di stabilire criteri oggettivi in ordine alle restituzioni, ma anche perché nella stragrande maggioranza dei casi non si può stabilire il legittimo proprietario, tanti e tali sono stati i trasferimenti e i passaggi di proprietà in seguito a eventi bellici, sconvolgimenti sociali o, anche, legittime operazioni commerciali. Sostenere di volta in volta la legittimità della restituzione a presunti proprietari, individuati sulla scorta di empiriche e occasionali coordinate storiche e provvisorie detenzioni territoriali, oltre ad essere del tutto arbitrario, appare un'operazione improba e addirittura inammissibile sul piano dei principi generali del diritto.
Di chi è, infatti, il tesoro di Priamo? Della Federazione Russa, che lo detiene in virtù della appropriazione attuata nel corso dell'ultimo conflitto mondiale, o della Germania, che lo custodiva nei musei di Berlino, dopo la scoperta di Troia da parte di Schliemann, o ancora della Turchia, Paese in cui è stato ritrovato? E che dire delle più grandi Pinacoteche italiane, come quelle di Milano, Bologna e Venezia, che devono la loro fama in gran parte a opere d'arte ottenute in vari modi nel tempo dalle varie Regioni italiane? O ancora, quali soluzioni adottare per risolvere le annose e sempre attuali richieste di restituzione di reperti archeologici, conservati correttamente per ovvi motivi di carattere scientifico nei musei archeologici nazionali e che vengono reclamate dai territori di originario ritrovamento?
Nella fattispecie, poi, si tratta di opere della scuola italiana, che erano custodite in terre italiane di antica tradizione, come sono sempre state l'Istria e la Dalmazia. Pertanto, una consegna di queste opere alla Slovenia, non sarebbe una restituzione ma una spoliazione unilaterale di beni del nostro patrimonio culturale. Una tale operazione, non solo non sarebbe giustificata da alcuna motivazione, né di ordine culturale né, tantomeno, sul piano dell'opportunità, ma sarebbe perfino illegale. Vorrei, infatti, ricordare a Bertelli che il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, in adesione alla normativa europea, non solo prevede la restituzione dei beni culturali  "..usciti illecitamente dal territorio di uno Stato membro dell'Unione europea dopo il 31 dicembre 2002..."  (cfr. articolo 75) e, quindi, ben lungi dal limite temporale degli eventi di cui alla fattispecie ma, inoltre, va sottolineato il fatto che non si è trattato certo di uscita illegale, visto che, come sottolinea lo stesso Bertelli, al tempo del trasferimento delle opere d'arte l'Istria era territorio italiano.
È ancora il Codice dei Beni Culturali che soccorre nella vicenda e indica la corretta soluzione, laddove solennemente fa divieto categorico di espatrio di beni del nostro patrimonio culturale esattamente come ritengo siano quelli oggetto della fattispecie, opera di autori italiani e custoditi da sempre nei depositi di musei italiani.
Nessuna preoccupazione, quindi, come paventa Bertelli di conservare queste opere al patrimonio nazionale per "non perdere voti in Italia", ma semplicemente il doveroso adempimento di un imperativo culturale e morale, oltre che giuridico.
Non vorrei, semmai, che la restituzione della stele di Axum diventasse una sindrome e che l'Italia, unico paese al mondo, in nome di non si sa bene di quale non meglio specificato principio di solidarietà esterofila, dovesse intestarsi questa missione, indesiderata e perniciosa, di auto espropriazione di ciò che costituisce il suo più importante elemento identitario e cioè il suo incommensurabile patrimonio culturale.

ARCHIVIO STORICO
29/06/2004
14/10/2002